Cosa comunica l’abbraccio (VIDEO)

Sarà capitato anche a voi di imbattervi, anche in alcune città italiane, in ragazzi e ragazze che mostrano cartelli con cui invitano i passanti a ricevere “abbracci gratis”. Chiunque può andare da loro e “ritirare” un gesto d’affetto: qualcuno si mostra sempre reticente, ma molti accettano questo scambio di intimità con completi sconosciuti.

La campagna Abbracci gratis

«Ho abbracciato centinaia di persone, oggi: signore anziane, bambini, uomini. Tutti sorridono e si sentono felici». Lo ha detto Juan Mann, l’allora ventiduenne che a Sydney nel 2004 diede il via alla campagna Abbracci gratis, un’iniziativa che ancora oggi ha molti seguaci in giro per il mondo. Chiunque, tramite il sito freehugscampaign.org, può organizzare un evento senza alcun altro scopo che diffondere benessere, far sorridere e creare empatia tra le persone in un mondo freddo in cui ognuno sembra pensare troppo a se stesso.

Abbracciamo con troppa facilità

Ma è davvero così? Recentemente la giornalista del Washington Post Veronica Toney ha pubblicato un articolo in cui riflette su quanto oggi tendiamo a entrare in confidenza con le persone, almeno con i gesti. Con troppa facilità abbracciamo le persone, ostentando amichevolezza anche quando questa non c’è. «Un pochino in più di distanza quando ci salutiamo non farebbe del male a nessuno», scrive Toney. In questo video un divertente tutorial su come abbracciare.

L’abbraccio… all’americana

«Contrariamente a quello che ci potrebbero far credere le campagne di “abbracci gratis” c’è qualcosa di bello nella graduale crescita d’intensità delle dimostrazioni d’affetto». Negli Stati Uniti in particolare l’abbraccio è diventato un saluto per tutte le stagioni, già ai primi incontri. «Ora che l’abbraccio sta diventando un modo comune di salutarsi, sta perdendo tutto il suo significato», scrive la giornalista.

Come si entra in intimità

Gli psicologi oggi sono concordi ad affermare che la socializzazione è sempre più difficile e la vicinanza fisica è quindi rassicurante perché è un segno di apertura. Il punto è che talvolta questa vicinanza può apparire forzata, poco spontanea: «Penso che spesso le persone si sentano obbligate ad abbracciarti anche quando preferirebbero non farlo», ha spiegato a commento di una sua ricerca Amy Best, sociologa della George Mason University (Usa). «A volte hanno la sensazione di non stare partecipando pienamente al divertimento e allora offrono un abbraccio solo per questo, tanto per offrirlo». Tuttavia non basta un abbraccio a trasformare gli sconosciuti in amici.

Che non sia una pura formalità

Secondo lo psicologo americano David Schnarch, autore di diversi saggi sulla passione sessuale, non è tanto il bacio quanto l’abbraccio a comunicare al partner la voglia di contatto e il desiderio di apertura. E se è così per gli amanti, lo è a maggior ragione quando l’abbraccio è tra chi non condivide abitualmente altre forme di intimità. Per questo lo stringere a sé un’altra persona non dovrebbe essere trasformato in una semplice formalità.

Il “quasi abbraccio”

La conseguenza è quella forma di abbraccio che Best chiama “quasi abbraccio”, quello in cui teniamo la parte bassa del corpo, dalla cintura in giù, distante dall’altro, che cingiamo con le braccia toccandolo solo con le spalle. «Questo tipo di contatto fisico comunica confusione», mi ha spiegato Lucia Balduzzi, pedagogista e coordinatrice del Master in Comunicazione corporea in educazione e strategie psicomotorie all’Università di Bologna. «Da pedagogista sostengo la necessità di educare a riconoscere i nostri limiti e quelli altrui». Per essere così consapevoli se veramente desideriamo il contatto con l’altro oppure no.

L’articolo completo su Airone, gennaio 2016

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