Il talco è cancerogeno?

talco Johnson&Johnson72 milioni di dollari. È la cifra che la Johnson & Johnson, multinazionale dei prodotti cosmetici e per la casa, dovrà pagare alla famiglia di Jackie Fox, la donna morta lo scorso anno che sosteneva che il suo cancro ovarico fosse stato causato dal talco prodotto dal colosso americano: per 35 anni lo aveva utilizzato ogni giorno. La decisione del tribunale di St. Louis, nel Missouri, ha fatto scalpore: secondo i giudici l’azienda non avrebbe comunicato in modo palese i potenziali pericoli per gli utilizzatori. «È già dagli anni Ottanta che la comunità scientifica si interroga sulla presunta pericolosità del talco», mi ha detto Patrizia Hrelia, presidente della Società italiana di tossicologia. «In passato il talco, minerale di estrazione, poteva contenere tracce di amianto: allora il rischio era soprattutto respiratorio per chi utilizzava prodotti contenente talco in ambito lavorativo».

I risultati sono contraddittori 

Negli anni Novanta lo Iarc, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, aveva confermato un’evidenza di rischio benché del tutto limitata e peraltro non facilmente verificabile. Come spiega la stessa American cancer society sul proprio sito, proprio in riferimento al talco, «I risultati delle ricerche danno risultati diversi tra loro: alcune mostrano un lieve incremento del rischio mentre altre no. Tuttavia questi studi possono essere contestati perché si affidano alla memoria degli utilizzatori chiamati a ricordare la frequenza dell’uso di talco anche di anni prima».

Basta usarlo consapevolmente

Nel dubbio bisogna spaventarsi? Secondo Hrelia no: «Innanzi tutto il pericolo individuato è a tal punto ridotto da essere irrilevante, e poi un conto è un uso normale altro è l’abuso». E a quanto sappiamo la donna americana ha abusato di questo prodotto, peraltro a partire da anni in cui non era puro come è invece oggi. «Alcuni talchi di basso livello possono contenere delle impurità, comprese fibre, ma questi non sono consentiti per uso cosmetico», mi ha spiegato Luca Nava, direttore generale di Cosmetica Italia, associazione dei produttori di cosmetici che fa capo a Federchimica. Il pericolo amianto è quindi scongiurato: solo i talchi che non contengono fibre e che presentano alti livelli di purezza sono utilizzabili nei cosmetici.

L’articolo completo su Visto, 10 marzo 2016

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