Le periferie diventano attraenti

città periferie vandalismoA Quarto Oggiaro, quartiere della periferia nord di Milano, c’è da qualche tempo una piazza coloratissima che rompe il grigiore delle strade (foto). A progettarla è stata la designer Serena Confalonieri: «Insieme al Comune e all’associazione WAU!Milano», racconta, «abbiamo pensato a uno spazio realizzato anche con la collaborazione degli abitanti del quartiere, che si sono prestati per dipingere la pavimentazione». L’idea è che consentendo la partecipazione attiva dei cittadini, i luoghi pubblici possano essere meglio vissuti prevenendo così fenomeni vandalici così frequenti nelle periferie.

Il vandalismo si combatte con il bello

Per gli psicologi sociali, infatti, il disagio sociale è una delle cause di vandalismo. Tuttavia anche le caratteristiche estetiche dei luoghi possono stimolare comportamenti distruttivi. Spesso infatti i quartieri periferici delle città appaiono anonimi e non curati, e ciò incrementa il disagio: «Diverse esperienze all’estero hanno chiarito che creare luoghi di aggregazione giovanile esteticamente belli e curati previene il senso di esclusione sociale», mi ha spiegato Paolo Inghilleri, docente di psicologia sociale e ambientale all’Università di Milano e autore di I luoghi che curano (Cortina). «Inoltre consentire ai cittadini di partecipare all’ideazione e alla realizzazione di interventi pubblici coinvolge gli abitanti, che hanno modo così di veder nascere un luogo sulla base delle loro reali esigenze».

Cosa rende bella una città

D’altro canto sono anche le caratteristiche oggettive delle città ad attivare in noi emozioni positive e a spingerci a viverle altrettanto bene. Nel 1989 uno studio pubblicato sul Journal of Social Issues da Stephen e Rachel Kaplan tentò di identificarle. Da un lato conta ciò che gli autori definiscono come “coerenza” e “leggibilità”: tendiamo infatti ad apprezzare quei luoghi in cui gli elementi che li compongono sono simili tra loro e non del tutto estranei alla nostra esperienza. Così, ad esempio, siamo portati ad apprezzare un quartiere in cui le abitazioni hanno uno stile tra loro simile tanto da non spiazzarci completamente. «Un luogo in qualche modo prevedibile ci fa stare bene», prosegue Inghilleri.

Quel verde che fa bene

Quel tocco di imprevedibilità

Tuttavia uno spazio è ancora più piacevole se, pur nella sua regolarità, lascia spazio ad alcuni elementi meno prevedibili. Lo studio parla infatti di “complessità” e “mistero”: qualche edificio che rompa la monotonia e crei irregolarità aggiunge interesse a una città, così come accade con i colori vivaci della piazza milanese. «Ciò ci consente di esplorare attivamente lo spazio e di sentirci partecipi», aggiunge lo psicologo, «Non a caso i progetti urbanistici più innovativi si sforzano sempre di unire luoghi o edifici che richiamano la tradizione ad altri più innovativi».