5 curiosità sull’olfatto

olfatto nasoL’80 per cento delle persone che contrae il Covid-19 sviluppa disturbi all’olfatto. L’anosmia (cioè la perdita dell’olfatto) e la parosmia (la percezione errata degli odori) tendono a risolversi di solito entro un paio di settimane dall’infezione, anche se in alcuni casi i disturbi durano di più. A oggi non è ancora ben chiaro il legame tra infezione da SARS-CoV-2 e questi sintomi, anche se un gruppo di ricerca coordinato da studiosi dell’Università di Harvard (Usa) ha osservato su cavie di laboratorio il possibile coinvolgimento di uno specifico enzima, l’ACE2, che potrebbe portare a comprendere meglio questo fastidioso sintomo.

L’olfatto, un senso fondamentale

Sicuramente l’anosmia da coronavirus ha reso evidente come l’olfatto sia un senso molto importante nella nostra vita, nonostante sia considerato meno rilevante e nobile rispetto a vista e udito. «La variabilità, la fugacità e la privatezza delle sensazioni che l’olfatto fornisce», spiega in un’intervista Rosalia Cavalieri, docente di Teoria dei linguaggi all’Università di Messina e autrice di Il naso intelligente. Che cosa ci dicono gli odori (Laterza), «ci hanno indotti a ignorare il modo in cui gli odori influenzano i nostri comportamenti sociali, sessuali, emozionali, alimentari».

Vado a naso

L’imprinting degli odori

Non stupisce quindi come questo senso sia stato a lungo trascurato anche dalla ricerca scientifica, tanto che ancora oggi il suo funzionamento rimane in parte un mistero. Eppure l’importanza evolutiva dell’olfatto è chiara sin dall’infanzia: «Il neonato riconosce la madre dall’odore e l’attaccamento avviene soprattutto attraverso il rinforzo prodotto dall’allattamento», spiega ad Airone Sara Invitto, docente di Psicologia generale e Scienze cognitive all’Università del Salento. Ma non solo: «Anche le preferenze per alcuni tipi di odori sono presenti sin alla nascita e, successivamente, diventano più discriminanti e complesse con l’età. Queste sembrano avere una forte matrice uterina».

Le 5 cose che non sapete sul naso

“Nasi” e neuroni: lo sapevate?

1. Donne più sensibili. Le donne hanno generalmente una sensibilità a odori e profumi più alta rispetto agli uomini, che si accresce in particolare durante il ciclo mestruale e non (come molti credono) in gravidanza.

2. Nasi per lavoro. I professionisti dei profumi, i cosiddetti “nasi”, così come i sommelier possono distinguere fino a 100mila odori diversi.

3. L’abitudine al profumo. La sensazione odorosa è di fatto una percezione di cambiamento nel segnale inviato dai recettori: dopo una prolungata esposizione a un odore la corteccia olfattiva “si adatta” e smette di percepire segnali. È per questo che chi entra dal fornaio sente profumo di pane, ma chi ci lavora tutto il giorno finisce col non sentirlo più.

4. Meglio dei cani! Gli esseri umani posseggono circa 20 milioni di recettori olfattivi, mentre i cani da caccia arrivano ad averne fino a 220 milioni. Eppure gli studiosi sono oggi propensi a credere che possiamo sentire lo stesso numero di odori dei cani grazie allo sviluppo della nostra corteccia cerebrale.

5. Un senso lento. I neuroni sensoriali olfattivi sono tra i più lenti del corpo: un odore viene percepito in circa 400 millisecondi contro i soli 45 di un’immagine. Una volta percepito, un odore richiede in più altri 500 millisecondi perché sia riconosciuto in maniera cosciente.

L’articolo completo su Airone, luglio 2021