Cosa ci nascondono i ritardatari

Quando lo scorso 3 febbraio è arrivato al Quirinale per ricevere dal Capo dello Stato Sergio Mattarella l’incarico a formare un nuovo governo, Mario Draghi si è presentato con sei minuti di anticipo. Un dettaglio da poco che però i giornali hanno subito sottolineato, forse spiegandolo con lo stile rigoroso dell’ex presidente della Banca centrale europea. Un anticipo certamente poco consueto per le abitudini italiane, che vedono invece l'”elegante” ritardo come segno distintivo di molti incontri pubblici.

La puntualità è una virtù

In realtà il ritardo non è mai elegante: non rispettare gli orari non è semplicemente maleducato, ma anche socialmente ed economicamente controproducente. In Elogio della puntualità (Giubilei Regnani) gli autori Andrea Battista e Marco Ongaro, un dirigente d’azienda e uno scrittore, parlano degli svantaggi economici e sociali di questa cattiva abitudine. Arrivare in ritardo agli appuntamenti di lavoro, pagare in ritardo i propri fornitori o perdere tempo nelle riunioni sono abitudini che incidono pesantemente sul Pil della nostra nazione: la mancanza di puntualità italiana corrisponde, secondo gli autori, a una perdita annua di almeno 1,5 punti percentuali di prodotto interno lordo, cioè fino a 22 miliardi di euro ogni anno.

Le 6 pulsioni inconsce del ritardatario 

Inoltre in molti casi però la tendenza a fare ritardo può nascondere qualcosa di inconscio, specie nei ritardatari “cronici”…

1. Senso di superiorità. Fare aspettare può nascondere disinteresse e quindi una scarsa considerazione per gli altri, quasi come se chi ci aspetta non avesse alcuna importanza. Arrivare in ritardo può quindi essere una modalità inconscia per comunicare che l’altro per noi non ha valore.
2. Vendetta. A volte i ritardatari vogliono vendicarsi di un torto subito da chi li aspetta: capita a volte tra partner quando fare aspettare è un modo inconscio, spesso reciproco, per “vendicarsi” di un precedente ritardo dell’altro.
3. Paura. A volte si fa tardi perché l’appuntamento ci spaventa: in pratica non abbiamo voglia di affrontare la persona che dobbiamo incontrare o la situazione che dobbiamo vivere e quindi, senza rendercene conto, tergiversiamo a casa fino all’ultimo prima di uscire, arrivando quindi tardi.
4. Perfezionismo. «I perfezionisti possono ritardare a un appuntamento perché vorrebbero fare perfettamente tutto ciò di cui si stavano occupando prima, anche se il tempo non glielo permette», mi ha spiegato Roberta Milanese, psicoterapeuta e ricercatrice associata presso il Centro di terapia strategica di Milano. Spesso queste persone non sanno dire di no alle richieste altrui: «Così accettano appuntamenti a orari irrealistici già sapendo che sarà difficile rispettarli».
5. Ribellione. C’è chi fa ritardo a un appuntamento perché vorrebbe, inconsciamente, disobbedire all’autorità o semplicemente alla persona che deve incontrare. In alcuni casi la motivazione è radicata nella storia personale: «Per il ritardatario cronico», ha detto in un’intervista lo psicoterapeuta Roberto Pani, «la persona con cui ha appuntamento evoca un genitore autoritario a cui doveva obbedire da bambino».
6. Narcisismo. A volte arriviamo in ritardo perché, sempre inconsciamente, vogliamo misurare quanto la persona che dobbiamo incontrare è disposta ad aspettarci. È come se il ritardatario narcisista pensasse: “Se mi aspetti, allora vuol dire che tieni a me”. Tardando, il soggetto vuole attirare attenzione su di sé: si fa desiderare agendo sull’ansia che crea in chi lo aspetta. Quest’ultimo, pensa il narcisista, potrebbe infatti preoccuparsi non vedendolo arrivare.

L’articolo completo su Airone, marzo 2021