Solo i matti hanno le allucinazioni?

allucinazioniNo, alcune sono frutto di condizioni non psichiatriche mentre altre sono addirittura fisiologiche e possono capitare a chiunque. Tra queste ultime ci sono le allucinazioni ipnagogiche e quelle ipnapompiche: esperienze vivide, all’apparenza reali e spesso strane o paurose, che chiunque può sperimentare al momento dell’addormentamento (quelle ipnagogiche) o al risveglio (ipnopompiche). Nella maggior parte dei casi si tratta di allucinazioni visive, ma possono essere anche uditive, tattili, gustative o olfattive. In ogni caso le sensazioni che provocano sono estremamente realistiche, tanto che chi le vive può scambiarle per vere e quindi provare sconcerto. In genere sono innocue, salvo per la paura che generano, e più frequenti nei bambini.

Quando la corteccia visiva “dorme”

Del resto da tempo è noto che le allucinazioni visive sono un fenomeno molto complesso, presente come noto in diverse patologie psichiatriche come la schizofrenia ma anche in pazienti sani in alcune specifiche condizioni che nulla hanno a che vedere con il sonno. Uno studio pubblicato l’anno scorso su Cell Reports aveva chiarito ad esempio come le allucinazioni visive siano spesso attivate da una riduzione dei segnali che i neuroni si scambiano all’interno della corteccia visiva. In pratica, laddove la corteccia visiva non riceve sufficienti stimoli reali, le allucinazioni “riempirebbero” questo vuoto con immagini fantasiose. Lo studio ha impiegato roditori cui erano state somministrate sostanze allucinogene per poi monitorarne l’attività della corteccia visiva. La conclusione? La sostanza allucinogena consente lo sviluppo di immagini irreali in quando capace di ridurre l’attività neuronale di quell’area del cervello. «Se diamo troppo poco peso a quello che succede intorno a noi», ha spiegato Cristopher M. Niell dell’Università dell’Oregon (Usa), uno degli autori, «ma poi ci scateniamo in un eccesso di interpretazione per dargli un senso, questo potrebbe portare ad allucinazioni».

5 curiosità sul cervello

La sindrome di Charles Bonnet

Il fenomeno è analogo a quello descritto da Oliver Sacks, il neurologo inglese celebre per i suoi studi sul cervello e autore di L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello (Adelphi). Nel corso di un suo celebre TedTalk, lo studioso raccontava il suo incontro con un’anziana paziente di una casa di riposo che, rimasta cieca, lamentava intense allucinazioni visive pur non avendo alcuna patologia neuropsichiatria e godendo di ottima salute fisica e psicologica. In quel caso era la sindrome di Charles Bonnet, una condizione che colpisce anziani non vedenti, a portarla a vedere immagini complesse ed estremamente colorate: in pratica, il suo cervello riempiva il buio degli occhi con un’attività corticale intensissima spiegabile proprio con questo stesso meccanismo “compensatorio”.

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