Leggere fa bene: è dimostrato

lettura Covid-19In questi periodi di isolamento da Covid-19 molti si stanno rendendo conto di come, nonostante il tempo da ingannare, sia particolarmente difficile leggere. Psicologi spiegano che è normale: la condizione di incertezza, di precarietà e l’ansia non aiutano a liberare la mente, fattore fondamentale per potersi dedicare a questo piacevole e utile passatempo. Sì perché leggere, oltre che accrescere il nostro bagaglio culturale e consentirci una visione del mondo più ampia e consapevole, fa effettivamente bene alla psiche.

Le letture migliori? I romanzi 

Ne ha parlato Maryanne Wolf, neurologa statunitense, autrice di Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge (Vita e Pensiero). Secondo la studiosa la lettura che fa meglio al cervello è di gran lunga quella dei romanzi, più complessa e che quindi tiene attivo il maggior numero di aree cerebrali. In questo tipo di letture il lettore è portato a produrre inferenze e ipotesi a partire da ciò che legge, a immaginarsi situazioni e scene e a integrare le conoscenze che acquisisce con quelle che già possiede. In particolare questo è valido per il lettore adulto, che a differenza dei bambini che hanno imparato a leggere da poco dedica meno tempo a decifrare le lettere e molto di più a elaborare interpretazioni di ciò che legge – lasciandosi così il tempo di provare emozioni connesse alla storia narrata.

Leggere cambia il cervello (in meglio)

A conferma questi benefici della lettura di storie avvincenti c’è anche una ricerca pubblicata diversi anni fa su Science nata dalla collaborazione fra scienziati francesi, belgi, portoghesi e brasiliani guidati da Stanislas Dehaene (autore tra l’altro di I neuroni della lettura, Cortina) dell’Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale di Gif-sur-Yvette, in Francia. I neurologi si sono posti come obiettivo di scoprire se l’alfabetizzazione modifica le funzioni cerebrali. La risposta, naturalmente, è stata positiva: «L’alfabetizzazione, che sia acquisita durante l’infanzia o in età adulta, migliora le risposte cerebrali in modi diversi», hanno scritto gli autori.

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