La sindrome della crocerossina

sindrome della crocerossinaLui attraversa un periodo di crisi e lei, invece di spronarlo a uscirne, lo accudisce e coccola amorevolmente: quante volte sentiamo parlare della “sindrome della crocerossina”, condizione nella quale una donna particolarmente materna tende a prendersi cura in modo quasi ossessivo di un compagno immaturo e insicuro. Oggi molte coppie naufragano per colpa di questo tipo di dinamica patologica che trasforma la relazione in un rapporto madre-figlio. «Perché questa si sviluppi», mi ha spiegato Nicola Ghezzani, psicoterapeuta e autore di Relazioni crudeli. Narcisismo, sadismo e dipendenza affettiva (Franco Angeli), «occorre che si incontrino una persona che offre affetto e ne ricava approvazione e un’altra una che, per varie ragioni, ne ha bisogno». Se prendersi cura dell’altro è sano e fisiologico in una relazione, è l’eccesso a diventare patologico.

Lui è fragile ed è in crisi

Il partner che gioca il ruolo di soggetto bisognoso – quasi sempre l’uomo – è tipicamente una persona fragile e si trova nel mezzo di un periodo di difficoltà che lo porta a regredire e a cercare attenzioni da una compagna: «È proprio in situazioni come queste che la crocerossina dà un senso alla sua missione», scrive a questo proposito la psicoterapeuta Chiara Carlucci in un saggio uscito su State of mind: «io ti aiuterò, tu starai meglio, mi sarai riconoscente e mi amerai».

Riconoscersi a prima vista

Curiosamente entrambi i soggetti sembrano avere una sorta di “sesto senso” che consente loro di individuarsi reciprocamente, quasi alla prima occhiata, ben prima di formare coppia: «La crocerossina ha sempre una spiccata empatia e una sottile capacità di immedesimarsi nell’altro», prosegue Ghezzani, «e adopera le sue qualità non in modo sano, ma per alimentare la sua patologia». Le ragioni possono essere varie: «In genere non ha imparato a valorizzare i propri bisogni temendo di apparire egoista e cattiva. Questa paura può essere sorta già nell’infanzia, ad esempio quando un genitore egoista o malato le ha imposto un ruolo marginale o di accudimento servile». Va detto poi che il temperamento della crocerossina è spesso favorito da stereotipi sociali, che enfatizzano l’importanza nelle donne di un ruolo altruista verso il maschio.

Se ne può uscire…

Tutto questo però sfocia in una vicinanza eccessiva e opprimente tra i partner che toglie a entrambi spazi di autonomia personali, fondamentali per il benessere di ogni coppia. Se portata all’esasperazione, questa dinamica può condurre alla rottura: «Questa diventa necessaria quando c’è una collusione perversa tra i due e quando il soggetto bisognoso è un narcisista patologico», conclude Ghezzani. In molti altri casi, invece, la terapia di coppia è un’ottima via d’uscita.

L’articolo completo su Airone, febbraio 2020

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