L’amore “monopolizza” il cervello

innamoramento.jpg«Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce», scriveva il filosofo francese Blaise Pascal. In altre parole, la ragione è un ostacolo all’innamoramento. Non a caso secondo gli esperti ci bastano dai 90 secondi ai 4 minuti per decidere se qualcuno ci piace: troppo poco perché le nostre capacità cognitive possano entrare in azione. Secondo uno studio presentato nel 2010 da Stephanie Ortigue della Syracuse University (Usa) sono ben 12 le aree del cervello a lavorare “in tandem” per produrre quei composti chimici (tra i quali dopamina, ossitocina, adrenalina e vasopressina) alla base del sentimento di euforia che caratterizza chi è innamorato. «Certamente è dal cervello che parte tutto», spiega Ortigue, «tuttavia anche il resto del corpo è coinvolto: non a caso quando siamo innamorati sentiamo le palpitazioni e le “farfalle” nello stomaco». Il corpo, prima che la ragione, è veicolo del nostro sentimento: movimenti inconsapevoli come il ripetere i gesti dell’altro o reazioni involontarie come la dilatazione delle pupille o il battito di ciglia più rapido sono segnali di passione che l’altro, senza rendersene conto, coglie.

Da innamorati ci distraiamo di più

Diversi anni fa uno psicologo statunitense, Arthur Arun, studiò in particolare il potere degli occhi. In una stanza, un uomo e una donna erano invitati a raccontarsi la loro vita. Dopo un’ora e mezza di chiacchiere, i due dovevano guardarsi negli occhi per quattro minuti, senza dire nulla o distogliere lo sguardo. Dopo l’esperimento, molti partecipanti hanno confessato di sentirsi attratti l’uno verso l’altro: l’empatia nata dalla situazione di intimità forzata aveva abbattuto le barriere della razionalità. Questo forse spiega perché quando siamo innamorati le nostre capacità cognitive calano sensibilmente: Henk van Steenbergen e i colleghi della Leiden University (Paesi Bassi) e della University of Maryland (Usa) hanno condotto uno studio in merito, pubblicato sulla rivista Motivation and Emotion. Ai 43 partecipanti, tutti impegnati in una relazione da meno di sei mesi, fu chiesto infatti di eseguire una serie di esercizi in cui dovevano discernere informazioni rilevanti da altre secondarie.

Amore e psiche

Secondo gli studiosi, più i soggetti erano coinvolti dalla relazione minore era la loro capacità di mantenere l’attenzione attiva e di risolvere i compiti con successo. Secondo van Steenbergen non è chiaro il motivo di questo fenomeno, anche se è possibile avanzare alcune ipotesi: «La prima è che chi è innamorato impiega quasi tutte le proprie risorse cognitive per pensare all’amato. Tuttavia è anche probabile il contrario: chi ha minori capacità di concentrazione potrebbe essere maggiormente predisposto a innamorarsi intensamente».