Sondaggi, una passione italiana

sondaggiTra fine luglio e i primi di agosto l’ipotesi di una crisi di governo – poi effettivamente giunta – era ritenuta improbabile dal 63 per cento degli italiani, che si diceva convinto che l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte sarebbe restato in carica per le successive settimane: il dato emergeva da un sondaggio condotto per conto del Corriere della Sera. Nello stesso periodo però, secondo un altro sondaggio commissionato dal Sole 24 Ore, il 72 per cento degli intervistati affermava di volere il voto anticipato, infastidito dai continui litigi degli alleati di governo. I dati, che a una lettura superficiale potevano apparire in contraddizione, ci fanno comprendere quanto i sondaggi forniscano indicazioni utili che, tuttavia, per essere capite a fondo devono essere interpretate.

Il sondaggio non è in crisi

I sondaggi piacciono agli italiani: lo si intuisce dal numero di quelli condotti ogni anno in Italia. La legge 249 del 1997 attribuisce all’Autorità per le garanzie nelle comunicazione (Agcom) la competenza in materia di pubblicazione e diffusione dei sondaggi sui mezzi di comunicazione di massa. Nel solo mese di giugno l’Autorità ha reso pubblici 24 sondaggi commissionati e condotti dagli enti più diversi e su argomenti di ogni genere: dalle abitudini in fatto di salute alle scelte politiche, dalla propensione al risparmio fino al ruolo dei genitori nel rapporto con gli insegnanti dei loro figli. Teniamo presente però un fatto: «Il fatturato dell'”industria” dei sondaggi è solo in minima parte riconducibile ai dati presentati al pubblico dei media», spiegava alcuni anni fa Luigi Ceccarini, sociologo all’Università di Urbino, in un’intervista uscita su Mediascapes Journal. «Infatti è solo una piccola frazione dei sondaggi commissionati quella che viene discussa pubblicamente. Il grosso resta “riservato”».

Come si fa un sondaggio

Per essere affidabile deve rispettare alcuni fattori statistici ma deve anche essere composto da domande scritte correttamente: «Esistono criteri precisi nella loro stesura», mi ha spiegato Nando Pagnoncelli di Ipsos Italia. In particolare occorre valutare il flusso, ovvero l’ordine in cui le domande si susseguono per evitare che una possa influenzare, nella mente dell’intervistato, le precedenti o le successive; il wording, ovvero la scelta delle parole, che non devono spingere involontariamente l’intervistato a dare una certa risposta; e infine la neutralità: gli argomenti stessi delle domande non deve spingere a valutare solo gli aspetti positivi o quelli negativi della questione.

Il ruolo dei media

Pur seguendo strategie di neutralità il sondaggio potrebbe comunque influenzare i lettori: «La costruzione di un sondaggio spesso asseconda la tendenza umana a semplificare, ad esempio riducendo a una contrapposizione tra giusto e sbagliato», mi ha detto Mascia Ferri, sociologa presso la Sapienza di Roma. Inoltre l’intervistato potrebbe rispondere senza conoscere bene l’argomento per paura di apparire ignorante oppure per chiudere presto la conversazione. E poi la stessa pubblicazione di una ricerca demoscopica può influenzare l’opinione pubblica: «Pensiamo al linguaggio utilizzato dal giornalista televisivo che presenta i risultati di un sondaggio», aggiunge la studiosa. «Ad esempio dire “Il 52 per cento di un campione di mille soggetti ha risposto che gli immigrati andrebbero espulsi se non sono fuggiti da situazioni di guerra” è ben diverso che affermare “La maggioranza degli italiani pensa che gli immigrati dovrebbero essere rimandati a casa loro se non sono entrati in modo regolare in Italia”». Non sempre però questi aspetti sono tenuti in considerazione, nemmeno dal pubblico.

L’articolo completo su Airone, settembre 2019

 

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