Quel verde che fa bene

29052014

Abitare in città ricche di parchi e viali alberati è benefico per l’umore: non lo dimostra solo il buonsenso ma anche la scienza. Dopo aver esaminato i dati raccolti da un’indagine condotta tra il 1991 e il 2008 su 10mila britannici, Mathew White e i colleghi della Exeter Medical School (Regno Unito) hanno notato che chi vive in contesti verdi, benché in città, mostra meno segni di stress psicologico a prescindere dal reddito, dal tipo di lavoro e dalle condizioni di vita. «Contribuisce al benessere psicofisico quasi quanto il fatto di vivere una relazione di coppia serena», ha precisato White. Che ha aggiunto: «Per questo la ricerca si rivelerà importante per gli urbanisti, ma anche per gli psicologi che si occupano di salute pubblica».

Ritorno alla natura

«Gli ambienti ospedalieri progettati in modo che colori, materiali e luci siano il più possibile simili a quelli che si possono trovare in un ambiente residenziale o naturale», mi ha spiegato a questo proposito Marino Bonaiuto del Cirpa (Centro interuniversitario di ricerca in psicologia ambientale) e docente alla Sapienza di Roma, «vengono percepiti come di migliore qualità, il che comporta maggiore soddisfazione dell’utente». Non a caso nel corso del 2011 il Cirpa ha collaborato a una serie di ricerche commissionate dal Ministero della salute con l’obiettivo di stilare linee guida per la progettazione di ospedali in Italia.

In un bell’ospedale si guarisce prima

Gli ambienti di cura, se pensati adeguatamente, sono persino in grado di determinare nei pazienti condizioni psicofisiche ideali alla guarigione: un classico degli studi sul tema, condotto dallo psicologo ambientale Roger Ulrich della Chalmers University of Technology (Svezia) e pubblicato su Science, dimostrò ad esempio come due gruppi di pazienti ricoverati per la stessa patologia nello stesso ospedale andassero incontro a un decorso postoperatorio diverso a seconda del tipo di vista che godevano dalla finestra della propria camera. I pazienti che potevano vedere piante e aree verdi necessitavano infatti di minori analgesici e venivano dimessi prima rispetto a quelli che vedevano solo edifici.

La natura ci rende socievoli

Aprite quindi finestre e tende: sarete più sereni, e lo sarà chi vi circonda. Dopo aver sottoposto 12 volontari alle immagini di un’autostrada trafficata e di una spiaggia, Michael Hunter dell’Università di Sheffield (Regno Unito) ha infatti rilevato, tramite risonanza magnetica, che la seconda produceva un incremento nella connessione della corteccia uditiva con quella prefrontale mediale, sede delle funzioni legate alla socialità. In altre parole, la tranquillità di un paesaggio ci spinge a essere positivi verso gli altri.

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