È normale avere l’amico immaginario?

amico immaginario.jpgSì. Anzi, diversi studi hanno dimostrato come i bambini che ne hanno uno sono più creativi dei coetanei. Ma l’effetto positivo vale anche per gli adulti: abbiamo bisogno di farci venire un’idea o di trovare ispirazione? Usciamo a fare una passeggiata, in auto o a piedi, e immaginiamo di avere con noi un amico (che esiste realmente o frutto della nostra fantasia del momento). E proviamo a discutere con lui o lei del progetto per il quale dobbiamo partorire un’idea originale. Immaginiamo la sua risposta e le sue obiezioni: creandoci questo amico virtuale, con una sua personalità ben precisa, oppure immaginando un nostro amico reale, sarà più facile pensare a possibili critiche, apprezzamenti o a idee alternative che questa persona potrebbe avanzare. Questa è solo una delle tecniche utili a trovare soluzioni geniali proposte da Guy Aznar, Anne Bléas e Gianni Clocchiatti in 99 idee per trovare idee (Franco Angeli) e di cui parlo in un pezzo uscito sul numero di aprile di Airone.

Guardare il mondo diversamente

Spesso capita di dover pensare alla soluzione di un problema quotidiano, ma più ci concentriamo e meno le idee si materializzano: «Tutti abbiamo un cervello capace di concepire idee originali, peccato che spesso queste vengano imbrigliate dall’educazione», mi ha spiegato Matteo Rampin, psichiatra e consulente aziendale. Essere creativi richiede quindi un requisito importante: «Dobbiamo nutrire la nostra mente esplorando, studiando, imparando, curiosando ovunque». Per farlo può essere utile imparare a osservare il mondo da un’altra prospettiva.

Servono idee? Distraiamoci!

Un consiglio? Facciamo anche solo due passi in un centro commerciale, oppure andiamo in piscina o in un museo: «Possiamo inoltre provare a esplorare diversi campi del sapere, soprattutto quelli più distanti dalla nostra quotidianità», prosegue Rampin. «Così un ingegnere potrebbe mettersi a studiare il jazz». Non è un caso che le intuizioni più geniali vengano quando siamo in contesti ben lontani da quelli canonici: nel mondo della comunicazione, infatti, si indicano con la sigla “3B” i luoghi considerati come paradossalmente più creativi, ovvero bed, bus e bathroom (“letto”, “autobus” e “bagno”). Provare per credere!