Quel bisogno di silenzio

silenzioUn pianista sale su un palcoscenico, si siede allo strumento, apre lo spartito e invece di iniziare a suonare se ne sta fermo, senza emettere alcuna nota. Il tutto, per 4 minuti e 33 secondi. Si tratta per l’appunto di 4’33”, una delle opere più famose del musicista John Cage (1912-1992). In un’intervista l’artista spiegò il senso di quella composizione muta composta nel 1952 per “qualsiasi strumento”, come recita la partitura: delle esecuzioni di 4’33”, non gli interessava l’assenza di musica ma la presenza inevitabile di suoni involontari come i colpi di tosse del pubblico, i fruscii dello spartito, i rumori ambientali. Per Cage infatti il silenzio è un concetto astratto, impossibile da riprodurre. Del resto la durata dell’opera, 273 secondi, richiama lo zero assoluto (posizionato a -273,15 gradi centigradi) e cioè la più bassa temperatura fisicamente possibile, di fatto però raggiungibile solo in teoria.

Tra yoga e meditazione

Prima di 4’33” il musicista americano aveva già affrontato questo tema in altre opere, ad esempio impiegando pause strategiche. Del resto il silenzio è parte fondamentale della musica e di tutta la comunicazione umana. Anzi, ne abbiamo bisogno: «Gran parte di ciò che comunichiamo passa da gesti e sguardi, più che da parole», mi ha detto Antonella Nardone, mindfulness counselor, formatrice e docente della Scuola di yoga mindfulness Il filo del sé. «Stare in silenzio significa quindi darsi modo e tempo per concentrarci sulla relazione».

Quanto fa bene non parlare…

Non stupisce quindi che anche attività come lo yoga, la meditazione e la mindfulness, spesso praticate in contesti naturali silenziosi, siano sempre più popolari: «Consentono di riscoprire il senso del sé», mi ha detto Bianca Pescatori, psicoterapeuta del Centro italiano studi mindfulness. Il silenzio ne è infatti lo strumento essenziale: da anni lo spiega la stessa Nardone, che lasciatosi alla spalle un passato da donna di azienda ha deciso di ritrovare se stessa nella pratica buddista e nell’insegnamento della meditazione Vipassana. «Il silenzio esterno è necessario per entrare in contatto con noi stessi», dice.

Il cercatore di silenzio

Purtroppo però oggi è sempre più difficile trovare luoghi in cui sperimentare il silenzio: l’ecologo americano Gordon Hempton ne ha scovati solo una cinquantina, di cui poco più di dieci in Nord America. Da quasi quarant’anni quest’uomo, che si definisce sound tracker (“cercatore di suoni”), viaggia portando con sé microfoni professionali con un obiettivo: sensibilizzare alla protezione del silenzio che, in base alle misurazioni che effettua con criteri scientifici, significa assenza di suoni umani all’alba per almeno un quarto d’ora in spazi ampi almeno 3mila chilometri quadrati. «Se non faremo nulla», dice, «il silenzio rischia di sparire nei prossimi dieci anni».

puntoesclamativoI Paesi più silenziosi d’Europa. L’Agenzia europea per l’ambiente nel 2016 ha pubblicato il report Quiet areas in Europe in cui sono elencati i luoghi meno rumorosi del Vecchio continente. Per stilare le diverse classifiche presentate, gli esperti si sono basati sul Qsi (Quietness suitability index), un indice che tiene conto dei livelli di decibel effettivamente registrati ma anche della percezione umana. I Paesi più tranquilli? Quelli del Nord. Nell’ordine: Islanda, Norvegia, Svezia, Finlandia e Grecia.

L’articolo completo su Airone, aprile 2019

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