Come sopportare la solitudine

Ci lamentiamo sempre di non avere un attimo per stare un po’ da soli, ma quando ci capita passiamo il tempo a controllare Facebook o a messaggiare, oppure cerchiamo compagnia e qualcosa da fare. In un mondo iperattivo la solitudine, soprattutto con noi stessi e i nostri pensieri, fa grande paura. Lo ha dimostrato uno studio di qualche anno fa condotto da ricercatori delle università americane della Virginia e di Harvard pubblicato da Science. Dall’indagine è emerso come oggi non sia facile restare inattivi e da soli: la maggior parte dei 700 partecipanti, a cui gli sperimentatori avevano imposto periodi di isolamento tra i 6 e i 15 minuti, ha dichiarato infatti di aver vissuto questa esperienza come estremamente spiacevole. Il 64 per cento delle donne e il 15 per cento degli uomini ha persino preferito sottoporsi a una sessione di lievi ma fastidiose scariche elettriche piuttosto che proseguire.

Usiamo lo smartphone per non sentirci soli

Secondo gli studiosi, infatti, quando siamo soli e inattivi la nostra mente tende a fissarsi sulle cose che non ci piacciono di noi stessi. Così, per evitarlo, riempiamo le nostre giornate di lavoro, incontri e impegni. E se restiamo senza nessuno, ci attacchiamo allo schermo dello smartphone sostituendo la presenza fisica con quella virtuale offerta, ad esempio, dai social network: «La tecnologia oggi viene spesso usata come riempitivo nei momenti in cui lo stare da soli ci crea disagio», mi ha spiegato in un’intervista Vincenzo Calvo, ricercatore di psicologia dinamica all’Università di Padova.

I 3 benefici della solitudine

Eppure star bene da soli è importante: ci permette di…
1. Riflettere su noi stessi e sui nostri bisogni senza l’inevitabile distrazione causata dai rapporti con gli altri che ci spinge a presentare un’identità confezionata per loro.
2. Sentirci autonomi e metterci alla prova. Non a caso i riti di passaggio di tante società tribali, che segnano la pubertà e l’entrata nel mondo degli adulti, includevano dei periodi di isolamento.
3. Potenziare facoltà cognitive come l’attenzione, la concentrazione, la capacità di risolvere i problemi: la presenza degli altri talvolta ci toglie concentrazione perché impegnati, consapevolmente o meno, nel compito di presentare un’immagine socialmente accettabile di noi.

I 3 consigli per imparare a stare da soli

Capita spesso che solitudine sia un grosso problema associato a sintomi depressivi: in quel caso la psicoterapia può aiutare. Quando però il malessere che deriva dallo stare da soli è meno pervasivo può essere sufficiente seguire questi tre step.
1. Abituatevi gradualmente, dedicandovi a qualche attività che vi piace. Non commettete però l’errore di imporvi da subito lunghi periodi di ritiro dal mondo. «È preferibile che queste ore non siano programmate troppo dettagliatamente: questa rigidità potrebbe infatti indurre un senso di di noia e di fatica», mi ha detto Maria Miceli, ricercatrice presso l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr e autrice di Sentirsi soli (Il Mulino). Qualche esempio? Andate al cinema, sistemate al meglio la vostra casa, dedicatevi a un hobby creativo.
2. Per raggiungere il giusto grado di tranquillità interiore, provate a dedicarvi a discipline di crescita personale che aiutino la presa di coscienza e l’accettazione di voi stessi: ad esempio la meditazione, lo yoga, alcuni tipi di attività sportiva.
3. Imparate a non impensierirvi se in questo periodo di tempo solitario il telefono non squilla o non arrivano messaggi. Anzi, è consigliabile spegnere smartphone e pc.

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