I cafoni imperversano (VIDEO)

maleducazioneQual è il posto peggiore dove essere aggressivi? Il luogo di lavoro. Eppure è qui dove la maleducazione si spreca. Uno studio svedese sostiene ad esempio che avere un capo arrogante in ufficio aumenta notevolmente il rischio di stress, alcolismo e disturbi cardiocircolatori. Purtroppo, oltre che dannosi, comportamenti di questo tipo sono contagiosi: a stabilirlo è uno studio del Warrington College of Business Administration (Usa) pubblicato dal Journal of Applied Psychology secondo il quale chi è stato protagonista di un episodio di aggressività verso un collega ha più probabilità di essere considerato scorretto in una successiva occasione simile, quasi la cafoneria sia un fardello che ci perseguita. Me lo ha confermato Guido Sarchielli, psicologo del lavoro all’Università di Bologna: «L’inciviltà sul posto di lavoro è “contagiosa” e può esprimersi con comportamenti insignificanti, come escludere qualcuno dalle informazioni utili, ma anche con altri più violenti». Le cause? Sicuramente contano il clima di incertezza economica e un’esasperata competitività: «In un ambiente di questo tipo non si ha troppo tempo per essere gentili e si è pronti a indossare maschere di un’apparente cordialità», aggiunge Adriano Zamperini, docente di Psicologia della violenza all’Università di Padova. Ma colpevoli sono anche il cattivo esempio dei capi, il culto dell’individualismo e l’anonimato sociale.

Un nuovo modo di essere cafoni

Quel che i sociologi notano però è che oggi cambia il modo di prevaricare. Se Onofrio del Grillo, il celebre personaggio interpretato da Alberto Sordi ne Il marchese del Grillo (1981), mostrava tutta la sua prepotenza nei confronti di un gruppo di popolani apostrofandoli con la celebre battuta «Mi dispiace, ma io so’ io e voi non siete un cazzo» (video), oggi la prepotenza di chi ha (o vorrebbe avere) potere sugli altri tende a essere meno plateale e più subdola. «Quella forma di arroganza è ormai stigmatizzata, in una società come la nostra che si fonda su democrazia e diritti», mi ha raccontato Franco Prina, docente di Sociologia della devianza all’Università di Torino. Ma questo non significa che sia assente: semplicemente è mascherata, il che per certi versi è persino peggio. «Così la voce aspra e insolente è sostituita da modi suadenti e manipolatori», continua Zamperini. Lo vediamo negli uffici pubblici, dove spesso modi caratterizzati da artificiale e ostentata gentilezza possono nascondere disinteresse o addirittura arroganza nei confronti dell’utente.

Segno del nostro tempo…

Ad ogni modo, cos’hanno in comune tutti questi comportamenti indicativi del nostro tempo? Oggi, come spiega lo psicanalista Luigi Zoja, l’arroganza è diventata una virtù: è segno di capacità di farsi valere e di conquistare la leadership. Certamente c’entra la crisi dei modelli educativi: «Non a caso le agenzie della socializzazione primaria e secondaria, come la famiglia e la scuola, vivono una crisi epocale e sono intrise di individualismo e ipercompetitività», conclude Sarchielli. La nostra società ha perso il senso dell’autorità e ci ha resi individualisti, quindi. Peccato però che l’altro – il vicino di casa, la persona al nostro fianco sul treno o davanti a noi nella fila all’ufficio postale – non si possa eliminare.

L’articolo completo su Airone, dicembre 2018

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