Una musica può fare (VIDEO)

musica e cervello.jpgNella è una signora pugliese di 85 anni che passa le sue giornate a casa, lo sguardo assente, su una sedia. Non riconosce più i parenti e non parla più: da otto anni ha infatti l’Alzheimer. Quando però il nipotino tredicenne Fabio, studente al conservatorio, si mette al pianoforte e canta, Nella sembra tornare cosciente. A luglio un video postato su Facebook ha fatto commuovere molti: mentre il ragazzo canta La musica non c’è di Coez, accompagnandosi con il piano, la nonna seduta dietro di lui sembra seguirlo e si lascia andare a qualche risata. Certo da una malattia tremenda come l’Alzheimer non si guarisce, ma certamente la musica può fare molto.

Note contro Alzheimer e Parkinson

Molti studi condotti negli ultimi anni stanno dimostrando gli incredibili effetti dei laboratori musicali pensati proprio per i malati di Alzheimer come Nella: l’ascolto è in grado di ridurre sintomi associati alla malattia, come l’ansia e la depressione, migliorando tra l’altro anche la capacità dei pazienti di comunicare. Del resto che la musica agisca sul nostro cervello è ormai un’evidenza: ascoltarla e suonarla influisce positivamente sul corpo calloso, il ponte di fibre nervose che mette in comunicazione i due emisferi cerebrali, aumentandone le dimensioni.

Cosa può fare la musica…

Anche nei pazienti colpiti da ischemia cerebrale imparare a suonare il piano migliora il recupero delle capacità motorie. Il motivo è semplice: «La musica ha una notevole capacità di guidare i comportamenti motori ritmici, come la danza», precisa Enrico Granieri, neurologo e docente di musicoterapia all’Università di Ferrara. Risposte di tipo motorio come segnare il tempo con il piede, oscillare le spalle e ondeggiare con il busto sono infatti azioni quasi involontarie scatenate proprio dall’ascolto. È anche partendo da queste considerazioni che la musicoterapia sta sempre più prendendo piede, in particolare nei pazienti affetti da Parkinson. Un ritmo musicale adatto può rendere più sicura e regolare la deambulazione delle persone colpite da questa malattia, che causa disordini motori generalizzati. Durante l’ascolto musicale queste persone possono persino sbloccarsi completamente e addirittura mettersi a danzare: «Ripetendo l’ascolto periodicamente si può persino ottenere un certo sblocco anche persistente», aveva spiegato alcuni anni fa in un’intervista Giuliano Avanzini, professore emerito di neurologia all’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano. «L’abitudine all’ascolto», aggiunge Granieri, «permette di attivare processi di plasticità e di connettività tra aree cerebrali favorendo il potenziamento delle funzioni cognitive».

puntoesclamativoMeno dolore, più rilassamento. Alcuni studi recenti, anche italiani, stanno dimostrando l’efficacia della musicoterapia anche nei bambini dislessici: ascoltare musica li aiuta a leggere e scrivere meglio. Inoltre agendo sul sistema nervoso la musica è indirettamente in grado di favorire il rilascio di sostanze chimiche connesse allo stato di rilassamento: lo ha spiegato anche uno studio dello scorso anno uscito su Scientific Reports, illustrando come possa persino ridurre la percezione di dolore fisico stimolando la produzione di oppioidi endogeni. Non a caso la musica è ormai usata nei centri di terapia del dolore di tutto il mondo, ad esempio su pazienti oncologici.

L’articolo completo su Airone, settembre 2018

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