Il fascino discreto della scarpa

scarpe«Mamma diceva sempre che dalle scarpe di una persona si capiscono tante cose: dove va, cosa fa, dove è stata». Parola di Forrest Gump (Usa, 1994). C’è qualcosa di vero: me lo ha spiegato tempo fa in un’intervista Omri Gillath della University of Kansas (Usa), che ha collaborato a uno studio pubblicato sul Journal of Research in Personality: «Eravamo interessati a capire come si formano le opinioni in base a dettagli non verbali. Le persone infatti lasciano tracce del loro comportamento nell’ambiente che le circonda e le scarpe, grazie alla varietà di forme e marchi, ci permettono di identificarle». Il risultato della ricerca lo conferma: corrisponde al 90 per cento il numero delle supposizioni corrette fornite dai 63 studenti ai quali era stato chiesto di osservare e commentare 208 fotografie raffiguranti coppie di scarpe appartenute a volontari. Qualche esempio? Le scarpe costose appartengono a persone con redditi alti, ovvio. Non così scontata invece la correlazione tra chi indossa calzature sciatte e ha idee liberali. Le scarpe appariscenti e colorate appartengono invece agli estroversi mentre quelle non nuove ma pulitissime sono ai piedi dei tipi coscienziosi e scrupolosi. Attenzione, però: in un caso su dieci cadiamo nello stereotipo. Avverte Gillath: «Dobbiamo ricordare che talvolta i giudizi basati sull’aspetto fisico sono inaccurati. E possono portarci a rifiutare di conoscere da vicino gli altri».

Lanciare una scarpa? Segno di protesta

Le scarpe sono quindi qualcosa in più di un semplice dettaglio. «Rappresentano il punto di contatto tra il nostro corpo e la terra», mi a spiegato lo psicoterapeuta Gianni Ferrucci. «A esse è legata infatti l’idea di stabilità. Per questo sono l’accessorio più personale di cui disponiamo. Non è un caso che in passato molte categorie sociali comunicassero il proprio status con le calzature: dai sandali francescani, segno di povertà, alle ricchissime scarpe dei nobili». E non è un caso nemmeno che talvolta diventino il primo strumento di difesa a portata di mano: lanciare una scarpa è per alcuni una reazione istintiva, proprio perché molto vicina a noi e a portata di mano. Proprio quel che accadde a Muntazer al-Zaid, giornalista iracheno che nel 2008, durante una conferenza stampa, lanciò le sue contro l’allora presidente Usa George W. Bush in segno di protesta contro la politica americana nei confronti del suo Paese. Il capo d’accusa con cui il giornalista fu condannato dal tribunale di Baghdad a tre anni? Vilipendio a capo di stato, a dimostrazione del valore emblematico di un gesto sprezzante compiuto con l’indumento che portiamo ai piedi.

Cinque paia nuove l’anno

La particolarità delle scarpe è nella loro doppia faccia: da un lato praticamente indispensabili, dall’altro fortemente simboliche. Tanto che a occuparsene non sono solo stilisti e psicologi, ma anche i semiologi come Patrizia Calefato, che alla moda ha dedicato parte della sua carriera all’Università di Bari e il volume Moda, corpo, mito. Storia, mitologia e ossessione del corpo vestito (Castelvecchi). «Questa sorta di protesi del corpo umano», spiega Calefato, «è carica di simboli culturali, erotici e feticistici». Nonostante dati Istat pubblicati a marzo parlino di un calo di vendite al dettaglio particolarmente marcato nel settore calzaturiero, resta vero che molte donne ne collezionano ancora a decine. Ma perché possedere così tante paia? Perché, come è accaduto con altri capi d’abbigliamento (la cravatta è uno di questi), anche le calzature hanno progressivamente accantonato la loro funzione pratica per diventare pura decorazione, se non arte.

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