Come si fa a ipnotizzare?

ipnosi.jpgL’ipnosi è una condizione di assorbimento intenso della nostra concentrazione che porta a isolarci momentaneamente dal mondo. Per questa ragione oggi questa pratica, sempre più impiegata in psicoterapia ma anche nelle terapie del dolore, viene definita una non-ordinary mental expression (Nome), ovvero una funzionalità mentale non ordinaria. Esistono varie tecniche per indurre un soggetto in ipnosi: «In ogni caso», mi ha spiegato in un’intervista Enrico Facco, neurologo all’Università di Padova, ipnologo e autore di Meditazione e ipnosi. Tra neuroscienze, filosofia e pregiudizio (Altravista). «Quel che conta è che l’ipnologo riesca a creare un legame di completa fiducia con il paziente». Generalmente il soggetto è invitato a fissare un punto nello spazio mentre l’ipnotizzatore ripete dolcemente parole che favoriscono il rilassamento. Così il paziente entra in una condizione tra il dormiveglia e il cosiddetto incantamento, quello in cui cadono spesso i bambini quando sono distratti. Da qui in poi il ruolo l’ipnologo è quello di guida: deve condurre il paziente verso uno stato che però è solo lui a poter generare dentro la sua mente. «Tuttavia è anche possibile indurre uno stato di ipnosi meno profondo in cui il paziente resta parzialmente cosciente».

L’ipnosi non verbale

Una delle più recenti tecniche è invece quella non verbale, che produce uno “spegnimento” della parte più razionale del cervello iperattivando l’amigdala, sede delle emozioni più ataviche. In questo modo buon senso e capacità di ragionamento vanno a soqquadro. In pratica è quanto accade quando siamo spaventati da un grave pericolo e diventiamo incapaci di agire. «Per ottenere il potenziamento dell’amigdala», mi ha detto lo psicoterapeuta e ipnologo Marco Pacori, «si è preso spunto dalle forme rituali di induzione della trance praticate dalle culture primitive nelle quali si induce il soggetto è sottoposto a un sovraccarico emotivo attraverso i ritmi concitanti delle percussioni». L’ipnosi non verbale è provocata infatti mettendo il soggetto in posizione eretta e rilassata, quindi l’ipnologo gli si pone al fianco, mette le mani una davanti alla fronte e una dietro la nuca e produce vocalizzi simili a quelli dei predatori capaci di provocare stordimento nelle prede, ma cadenzati come i ritmi primitivi. A quel punto il soggetto trema, barcolla e infine cade.

puntoesclamativoI ricordi rievocati durante l’ipnosi sono veri? «Sono spesso rielaborazioni alterate del proprio passato, e pertanto non possono essere usati come testimonianza ad esempio in tribunale», dice Facco. Possono essere ad esempio confabulazioni, cioè fantasie mescolate a esperienze reali. Per stabilire se le parole dell’ipnotizzato sono affidabili si valutano alcuni parametri: il tono di voce che cambia, il linguaggio stentato e rudimentale. L’ipnosi regressiva, durante la quale si chiede al paziente di rievocare il passato, è solo uno dei molti impieghi di questa pratica.

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