Creatività al lavoro!

creatività.jpgSono più di 380mila gli italiani che svolgono un lavoro “creativo”, secondo dati Unioncamere relativi al 2016. Architettura, design, comunicazione, arti visive e dello spettacolo sono i settori nei quali questi nostri connazionali hanno trovato il modo di esprimere il loro talento, trasformandolo in un lavoro. Che si tratti di un’opera teatrale o di un progetto di interior design, il lavoro del creativo è tanto ambito quanto temuto: precarietà, compensi spesso bassi, nessun limite di orario. Certo il concetto stesso di lavoro creativo è abbastanza vago, al di là della definizione data dalla stessa Unioncamere che a giugno ha presentato, nel rapporto Io sono cultura, dati relativi all’industria creativa, culturale e artistica italiana.

Ma serve anche impegno

Alla base del lavoro creativo c’è la tendenza a porsi domande laddove tutti accettano i dati di fatto. Ma non basta: «A rompere le regole sono capaci tutti, a scriverne di nuove pochi», dice la pubblicitaria e docente di comunicazione Annamaria Testa. La creatività infatti non è nulla senza impegno e perseveranza. Thomas Edison, noto per alcune delle invenzioni che hanno fatto la storia, è spesso citato per aver detto: «Genius is one percent inspiration, ninety-nine percent perspiration», ovvero «La genialità è un per cento ispirazione, novantanove per cento sudore». Me lo conferma anche Claudio Muci, copywriter pubblicitario e narratore: «Tutti abbiamo delle doti e alcune diventano passioni, ma il talento va educato e tenuto in allenamento. Fin da piccolo trovavo facile scrivere e facevo giochi di parole, ma perché queste doti diventassero una professione ho studiato e affinato i miei strumenti». Come confermano gli studi di neuroimaging sulle funzioni creative del cervello, creatività e disciplina non si escludono a vicenda: «Anzi, si aiutano. Solo così ci si può superare».

Aiuta a fare carriera

Ma la creatività, fondamentale per chi fa lavori come quello di Muci, è utile in qualsiasi attività. Anzi, ci aiuta a fare carriera: la persona creativa, infatti, è innovativa. «Essere innovativi significa avere la capacità di cogliere cosa è necessario cambiare per ottenere risultati migliori rispetto alla situazione attuale», scrivono Virgilio Degiovanni, Antonio Montefinale e Stefano Santori in Trova il lavoro che davvero vuoi (Cairo). Chi è innovativo si pone sempre nuove domande, e questo lo aiuta a trovare nuove occasioni di lavoro: «Non si tratta di un mero esercizio di creatività, ma di una costante ricerca che tende al perfezionamento». Cosa fare allora per incrementare la nostra tendenza a essere originali e creativi nel lavoro? «Il consiglio principale, detto con una metafora, è variare il nutrimento cerebrale che si è soliti assimilare», scrivono gli autori. Dedicarsi a letture interessanti, seguire l’attualità, interessarsi a scoperte innovative che vengono dal mondo della scienza e della tecnologia ci dà una mano a sviluppare la nostra curiosità.

Cosa fare per essere più creativi

A volte per risolvere i problemi, sul lavoro ma anche fuori, è fondamentale una certa dose di inventiva e una modalità di ragionamento libera da condizionamenti. Il cosiddetto “pensiero laterale” è presente in tutti fino ai cinque anni, tuttavia la nostra società ci ha progressivamente portati ad accantonarlo per spingerci a sviluppare il pensiero logico e razionale. Tuttavia l’intelligenza è anche immaginazione: «Quanti sarebbero in grado di inventare la ruota, se non fosse già stata inventata?», si chiede provocatoriamente lo psicologo maltese Edward De Bono, noto per aver descritto per primo negli anni Sessanta questa capacità di pensare “fuori dagli schemi”. Se la creatività è in parte una dote innata, qualcosa è però possibile fare per stimolarla: «La capacità di produrre idee originali dipende infatti da funzioni mentali che possono essere allenate», mi ha detto Nicola De Pisapia, ricercatore presso il Dipartimento di psicologia e scienze cognitive dell’Università degli studi di Trento. «Se passo la quasi totalità del mio tempo a fare sempre le stesse cose nello stesso modo e se sono dunque una persona rigida e abitudinaria, probabilmente avrò poche chance di stimolare la mia creatività». Introducendo invece cambiamenti e imprevisti nella nostra quotidianità, il cervello tende a riorganizzare i pensieri. Organo plastico, è infatti in grado di adattarsi e modificarsi e di renderci persone più complete.

puntoesclamativoUscire dagli schemi. Creatività e innovazione sono alla base del successo professionale: non a caso alcune Camere di commercio mettono a disposizione dei giovani imprenditori un test di autovalutazione delle capacità dirigenziali messo a punto da Enzo Spaltro, pioniere in Italia della psicologia del lavoro. Chiamato Delfi, questo test si focalizza su alcuni fattori chiave quali creatività, tenacia, comunicazione interpersonale. Trasversale a tutte è la predisposizione al cosiddetto pensiero laterale.

L’articolo completo su Airone, marzo 2018

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