Quando la cattiveria fa bene (VIDEO)

cinismo.jpgIn un supermercato un giovane papà è in compagnia del suo bambino. Il piccolo vuole a tutti i costi un sacchetto di caramelle, che il padre si rifiuta di comprare. Il bimbo inizia così a fare i capricci: urla, si getta per terra, sparpaglia per il supermercato i prodotti sugli scaffali. Sotto gli occhi sconcertati e rassegnati del padre compare allora la scritta «Usate i preservativi». Questo spot di Zazoo Condoms, una marca belga di profilattici, ben rappresenta una delle chiavi più usate dalla comicità: il cinismo. Più recentemente è la società di pompe funebri Taffo ad aver usato il cinismo, questa volta per infrangere il tabù della morte: le sue campagne, virali sui social, fanno ridere perché dissacranti e volutamente “cattive”. Insomma, il buonismo non piace più nella comunicazione. Scriveva l’esperta di comunicazione Valeria Sirabella sul suo blog Messainscena: «È per questo che campagne come quelle dei deodoranti o degli assorbenti per l’incontinenza ci sembrano ridicole: perché si reggono sull’ipocrisia di non nominare le questioni scomode. Perché hanno il fegato di mostrare sorrisi e prati fioriti quando si parla di puzza o di pipì addosso».

Buoni pensieri cattivi

Pare che cinismo e cattiveria, anche se solo in tv o al cinema, ci facciano stare bene. «Le persone che si dicono incapaci di esprimere pulsioni aggressive sono anche più infelici», spiega il sociologo Enrico Finzi. Da un suo studio emerge infatti che chi si definisce molto felice si dice anche più aggressivo della media. Non solo: secondo gli psicologi quando ci sentiamo stanchi e stressati non c’è niente di meglio che compiere qualche piccola cattiva azione per sentirsi subito meglio. Basta poco: uno strappo a una regola, un pensiero cinico. Lo dimostra una ricerca australiana di un paio di anni fa che, analizzando 1045 persone, aveva dimostrato come compiendo atti al limite della legalità il 59 per cento dei soggetti dimostrava una notevole riduzione dello stress mentre il 57 per cento si diceva “più felice”.

Altruismo? Roba da ricchi

«Oggi siamo sepolti da tonnellate di buonismo», prosegue senza mezzi termini Finzi, «e facciamo fatica ad accettare di essere un intreccio di bene e male. Eppure il cinismo e la cattiveria sono strumenti preziosi che ci hanno aiutato a sopravvivere e che ancora oggi sono tra i modi in cui esprimiamo la nostra energia». Come? Ad esempio mettendo un freno alla nostra disponibilità nei confronti degli altri. Insomma, una pulsione arcaica e in netto contrasto con l’educazione che ci impedisce, ad esempio, di prendere quell’ultima fetta di torta rimasta. «Sono le società ricche», aggiunge Giovanni Foresti, psicanalista della Società psicanalitica italiana, «a potersi permettere la political correctness, ma sappiamo bene che in determinate circostanze gli esseri umani rispondono a pulsioni primitive che hanno a che fare con le nostre esigenze di autoconservazione». Pulsioni che vanno comprese e accettate, magari limitate, ma mai castrate.

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