Effetto nostalgia

nostalgia.jpgÈ capitato a tutti, almeno una volta nella vita: state ascoltando una canzone che era nelle hit l’estate dei vostri quindici anni e che non avete più ascoltato da allora, sentite le note del ritornello e vi prende un tuffo al cuore. In un attimo vi tornano alla mente le corse sulla spiaggia e i primi amori. Più ascoltate quella musica, più vi prende un’emozione dolce e amara insieme, e al ricordo piacevole di quegli anni passati si mischia un’incredibile nostalgia. Il fenomeno è quello della memoria episodica e sono spesso alcuni stimoli sensoriali, come quelli uditivi, a evocarla: «Un brano musicale riporta alla mente ricordi specifici e connessi con determinate emozioni», scrive Laura Casetta, psicologa e psicoterapeuta. «I ricordi evocati dalla musica sono legati soprattutto alle relazioni sociali e coinvolgono più comunemente eventi della giovinezza. Di conseguenza la nostalgia è il tipo di risposta emotiva più comune».

Quel sapore agrodolce dei ricordi

Del resto la stessa parola “nostalgia” deriva dal greco nostos, che indica il ritorno a casa, e algos, “dolore”: in pratica indica il “dolore del ritorno”, cioè della rievocazione della memoria. «Se da una parte essa ci fa risperimentare il gusto piacevole di un momento passato», mi ha spiegato Chiara Manfredi, psicoterapeuta e docente presso l’istituto Studi Cognitivi di Milano, «contemporaneamente attiva il retrogusto più amaro della consapevolezza che quel tempo è ormai concluso». Così la nostalgia che proviamo di fronte a un ricordo del passato ci aiuta ad annodare i fili della nostra vita, mostrandoci che, anche se siamo persone adulte, possiamo sempre riconoscerci nel bambino che siamo stati e che in qualche misura saremo per sempre. «Dal punto di vista cognitivo, sono presenti nella nostalgia pensieri positivi verso quel passato e confronti con il presente», aggiunge Francesco Aquilar, psicoterapeuta e coautore di Condividere i ricordi (Franco Angeli) insieme a Maria Pia Pugliese. «Il ricordo nostalgico, quindi, è denso di significati e diventa positivo se essi sono utilizzati per migliorare il presente».

Canaglia ma utile

Forse grazie anche a questa sua potenza emotiva, la nostalgia aiuta persino a vendere di più. Vi siete mai chiesti ad esempio perché oggi vanno di moda serie tv di dieci anni fa, il design vintage e l’abbigliamento degli anni Ottanta? Perché la nostalgia è un’ottima leva di marketing: lo avevano spiegato ricercatori della Arizona University (Usa) e della Erasmus University (Paesi Bassi) in uno studio del 2010 pubblicato da Journal of Consumer Research. Dagli esperimenti condotti da Katherine E. Loveland, Dirk Smeesters e Naomi Mandel, autori dello studio, emerse che alla base della passione per i prodotti del passato ci sono la nostalgia e, soprattutto, il bisogno di appartenenza che questa genera: «La preferenza per prodotti nostalgici emerge nelle situazioni sociali in cui le persone sentono il bisogno di far parte di un gruppo e di sentirsi socialmente connessi», hanno spiegato. Amare prodotti che ci fanno sentire parte della stessa epoca, infatti, oltre a permetterci di condividerne i vissuti nostalgici ci farebbe sentire più uniti perché accomunati da esperienze simili. «Inoltre c’è spesso il rimpianto per una condizione economica di crescita», prosegue Aquilar. Non a caso gli anni Ottanta sono il periodo del recente passato maggiormente rievocato con nostalgia dalla tv e dalla moda: «Ripensare a un periodo di boom economico aiuta le persone a rivivere un momento di entusiasmo ed emozioni oggi dimenticate».

puntoesclamativoNostalgia terapeutica. «Le persone nostalgiche sono più forti, perché capaci di rimettere insieme i pezzi del passato», ha spiegato Constantine Sedikides dell’Università di Southampton (Regno Unito), che in uno studio di una decina di anni fa aveva analizzato gli effetti terapeutici della nostalgia su un gruppo di volontari. A conclusioni analoghe è giunto anche uno studio condotto da Tim Wildschut e colleghi della stessa università: «I risultati mostrano come la nostalgia ci spinga a vedere il futuro in modo più ottimista: i ricordi promuovono autostima e benessere».

L’articolo completo su Airone, ottobre 2017

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