Come si prendono le decisioni?

indecisioneCon un giusto mix tra testa e cuore. In altre parole, ragionando ma anche ascoltando le emozioni. «Riuscire a prendere in considerazione le proprie sensazioni», spiegano Andrea Bacon e Ali Dawson in Intelligenza emotiva (Vallardi), «non è solo una dote necessaria, ma di vitale importanza. La capacità di sentire ciò che sta accadendo e di raccogliere e interpretare informazioni non oggettive è ad esempio una caratteristica immancabile di ogni dirigente d’azienda». Ma come addestrarsi, sul lavoro, a prendere decisioni sagge? I decision maker, le persone che nelle grandi aziende hanno la responsabilità delle scelte strategiche, imparano il mestiere con l’abitudine: «Più si decide», spiega Piero Paolo Battaglini, professore ordinario di fisiologia all’Università di Trieste, «minori sono le possibilità di sbagliare. Per questo è importante insegnare ai bambini già attorno ai 5 anni ad affrontare autonomamente alcune piccole scelte».

Gli indecisi? Mentalmente fragili

Ovviamente alcuni tratti di personalità ostacolano la capacità di scegliere, mentre altri la facilitano. «Gli indecisi patologici hanno uno stile decisionale “evitante”», mi ha detto Mauro Maldonato, psichiatra e autore con Silvia Dell’Orco di Psicologia della decisione (Bruno Mondadori). Così queste persone passano ore davanti allo scaffale dei biscotti, oppure mesi e mesi per scegliere il corso di laurea. Per poi immancabilmente avere un ripensamento. «Si tratta di persone che vivono in perenne tensione, che esercitano un controllo continuo sui loro pensieri e stati emotivi. Puntigliosi, riescono a vivere solo nell’ordine e sono ipercritici». In molti casi l’indecisione patologica è anche sintomo di un disturbo ossessivo-compulsivo o di disturbi d’ansia: lo ha confermato uno studio del Massachussets Institute of Technology di Cambridge (Usa) su alcuni macachi posti nella condizione di scegliere tra un piccolo disagio fisico (un getto d’aria) seguito da una notevole ricompensa alimentare (un alimento di cui vanno ghiotti) e una piccola ricompensa (una nocciolina), ma senza disagio. Sotto l’effetto di ansiolitici le scimmie sceglievano con maggiore frequenza l’opzione più azzardata: il fastidio seguito dal cibo più gustoso. Secondo i ricercatori lo studio permetterebbe di chiarire alcuni aspetti dei disturbi ansiosi nell’uomo.

Altre domande e risposte su I 500 perché. Domande e risposte per tutta la famiglia (Cairo). In libreria.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...