È vero che mangiare meno fa bene?

riduzione calorica.jpgIn parte sì: un po’ di fame, iniziano a sostenere gli scienziati, ci farebbe solo bene. «La riduzione calorica ci permette di mantenere il cervello giovane e sano», mi ha spiegato Benvenuto Cestaro, della Scuola di specializzazione in scienza dell’alimentazione presso l’Università di Milano. «E poi si è visto che negli animali è possibile aumentare del 20-30 per cento l’aspettativa di vita se si riduce l’apporto calorico di una uguale percentuale». Secondo uno studio del National Institutes of Health (Usa) la fame agisce anche sulle aree cerebrali: l’organismo dei mammiferi reagisce infatti al bisogno di cibo producendo grelina, un ormone che serve a dare al cervello lo stimolo della fame la cui funzione primaria è però quella di ridurre lo stress. Così in rete c’è anche un gruppo di entusiasti che ha fondato un’associazione per la riduzione calorica: è la Calorie Restriction Society, che conta già moltissimi iscritti. Diversi di loro affermano di aver diminuito il consumo quotidiano del 25 per cento mantenendo tutte le proteine, i carboidrati, i grassi, le vitamine e i minerali di cui necessitano. C’è poi chi va oltre e, recuperando le antiche prescrizioni del medico greco Ippocrate, suggerisce giorni di astinenza dal cibo: «Il digiuno periodico», spiega Sharman Apt Russell, autrice di Fame, una storia innaturale (Codice edizioni), «può essere un’arma altrettanto buona se non migliore della restrizione calorica. In uno studio del 2003, dei topi vennero fatti digiunare a giorni alterni. Gli animali mantennero un peso stabile e presentavano minor glucosio nel sangue e minori livelli di insulina rispetto al gruppo di controllo, il che significava un rischio ridotto di diabete e patologie cardiovascolari». Certo non bisogna esagerare. Conclude Cestaro: «A volte è sufficiente una dieta bilanciata e una maggiore attenzione nell’assunzione di cibi iperacalorici. La restrizione eccessiva porta infatti alla chetosi, un’alterazione del metabolismo: è quanto avveniva in passato ai santi, che avevano frequenti visioni dovute ai digiuni autoimposti».

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