Esiste davvero la friendzone?

friendzoneLa “zona amici” è quella situazione in cui il rapporto è diventato troppo amichevole perché tra le due persone possa nascere qualcosa di romantico. Eppure non è sempre così: in molti casi relazioni anche durature nascono da rapporti di lunga amicizia. Alcuni anni fa Lucy Hunt dell’Università del Texas (Usa) aveva studiato il fenomeno. Analizzando 167 coppie, alcune formatesi da una precedente amicizia e altre no, la Hunt ha dimostrato che più ci si conosce prima di diventare una coppia meno conta l’attrazione fisica. «Per esempio», aveva spiegato, «una relazione tra una donna poco attraente e un uomo molto attraente è più probabile se i partner si conoscono da lungo tempo prima di mettersi insieme». Il punto è che l’attrazione fisica inevitabilmente cala con il tempo, in ogni coppia, e questo spiegherebbe per quale ragione una relazione nata da una precedente amicizia non solo sia possibile, ma anzi sia potenzialmente più duratura nel tempo. Il motivo è semplice: conoscersi bene prima di innamorarsi aiuterebbe a far emergere qualità umane e di personalità che l’attrazione fisica e romantica potrebbe invece nascondere.

La differenza tra amore e amicizia

«Amicizia e amore sono entrambi sentimenti complessi e pervasivi», mi ha spiegato Gabriella Gandino, docente di psicologia clinica all’Università di Torino. Certamente però le differenze non mancano. Prima tra tutte è l’impegno assunto dai soggetti nei due tipi di relazione: «L’amicizia si costituisce gradualmente attraverso la comunanza di valori, stima, presenza e affinità personali ed è basato sulla fiducia», mi ha detto Edoardo Giusti, psicologo e fondatore di Aspic, Associazione per lo sviluppo psicologico dell’individuo e della comunità. «L’amore, invece, implica l’assunzione del rischio di non essere corrisposti o non con la stessa intensità». Benché potenzialmente profonda, quindi, l’amicizia è tipicamente meno impegnativa. Ma non solo: «In amicizia uno più uno fa due, in amore fa tre». In altre parole, in amicizia i due individui restano ciascuno se stesso, in amore pur mantenendo la propria autonomia concorrono a formare un terzo soggetto che è la coppia. «In amicizia ci possono essere caratteristiche dell’altro che non apprezzo, ma questo non mina il rapporto a patto che ci si apprezzi globalmente e che non manchi rispetto e generosità», prosegue la psicologa. In amore no, perché alla base di questo rapporto ci dev’essere una progettualità comune e dunque il difetto dell’altro può non essere irrilevante: «Se l’amico è una brava persona ma è pigro, questo poco influenzerà il legame. Se il compagno o la compagna è pigra e non si prende responsabilità, ciò invece potrà creare problemi nella vita di coppia».

L’articolo completo su Airone, settembre 2017

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