La gentilezza è contagiosa

gentilezzaAlcuni anni fa la cittadina di Gavardo, nel Bresciano, era balzata agli onori della cronaca per un ordine di servizio rivolto ai dipendenti comunali: gli impiegati erano stati obbligati formalmente a salutare con un “buongiorno” o un “buonasera” sindaco e superiori, sempre alzandosi in piedi. Un provvedimento che aveva fatto discutere: «I dipendenti comunali», aveva dichiarato la Cgil di Brescia, «non sono soldatini. Se trattati come esseri umani, i dipendenti non mancheranno in cortesia e gentilezza». Il Comune si era difeso: la norma voleva essere un invito alla consapevolezza che un sorriso non costa nulla, soprattutto in tempi così poco attenti all’educazione e soprattutto alla gentilezza nei confronti degli altri.

C’è bisogno di gentilezza

Questa tendenza è sempre più evidente, e lo notano anche gli psicologi. Nel recente La gentilezza che cambia le relazioni di Lorenzo Canuti e Anna Maria Palma (Franco Angeli) gli autori registrano un fenomeno: la crescita di una condizione psicologica chiamata “disconferma”, ovvero la tendenza di molti a ignorare, per disattenzione o maleducazione, il bisogno degli altri di essere accettato e di veder confermate le proprie qualità. Così ad esempio ci dimentichiamo di ringraziare, di sorridere alle battute degli altri e ci mostriamo freddi e disinteressati nelle conversazioni. Da un lato questo dipenderebbe dai ritmi della nostra vita: «La società va sempre più veloce e c’è sempre meno tempo per badare alle relazioni», mi ha detto Piero Ferrucci, psicoterapeuta e autore di La forza della gentilezza (Mondadori). Così le conversazioni si fanno sempre più frettolose e siamo disattenti agli altri: «Non a caso oggi è diventato normale non rispondere ai messaggi e alle mail». Gli stessi Canuti e Palma confermano l’opinione di Ferrucci: mi hanno spiegato infatti che «talvolta si afferma di non aver tempo, coltivando così un atteggiamento orientato alla fretta e alla disattenzione». Eppure c’è così bisogno di più gentilezza che questa dote ormai rara è da anni protagonista di una giornata a lei dedicata: il 13 novembre di ogni anno si festeggia la Giornata mondiale della gentilezza, promossa dal World Kindness Movement, nato a Tokyo nel 1988. Da allora la data è un vero evento: a Londra si festeggia con sette giorni di buone azioni nei confronti di amici, colleghi o semplici sconosciuti mentre negli Stati Uniti sono promossi acquisti solidali per i meno fortunati.

Il valore della gentilezza al lavoro

Essere gentili, però, non è solo questione di buone maniere: grazie alla gentilezza si crea intorno a noi un clima positivo e sereno. «Dovremmo iniziare a essere gentili con noi stessi», spiegano Canuti e Palma, «per poi esportare questo sentimento». Sul lavoro ciò avrebbe una grande ripercussione: secondo una ricerca di Timothy Judge dell’Università di Notre Dame (Usa) le persone più gentili sono meno soggette a licenziamenti in quanto più gradevoli mentre da uno studio di Jonathan Bohlmann della North Carolina State University (Usa) è emerso che un capo che tratta i colleghi con equità, gentilezza e considerazione ottiene risultati migliori in termini di lavoro di gruppo. Per questo è utile lasciare spazio alla gentilezza, ad esempio durante le riunioni: «Il tempo dedicato ai rapporti umani del team e all’ascolto è tempo utile alla manutenzione e alla cura dei propri bisogni», aggiungono Canuti e Palma. Anche uno studio del 2010 condotto da James H. Fowler e Nicholas A. Christakis dell’Università della California (Usa), e pubblicato dai Proceedings of the National Academy of Sciences, aveva dimostrato grazie all’analisi di interazioni umane come gli atti di gentilezza creino un clima di cooperazione.

L’articolo completo su Airone, giugno 2017

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