La rabbia andrebbe sfogata?

aggressivitaDipende se siete uomini o donne. Lo psicologo Wolfgang Linden della University of Bristish Columbia a Vancouver (Canada) ha coinvolto un centinaio di studenti suddivisi equamente tra uomini e donne e ha somministrato loro un complesso esercizio matematico che dovevano risolvere in dodici minuti. Il test aveva in realtà lo scopo di renderli furiosi: i dati a disposizione erano insufficienti e un assistente cercava con ogni mezzo di provocare i partecipanti durante la prova. Alla fine solo alla metà dei partecipanti è stato dato il tempo per sfogare la propria rabbia contro l’assistente. Successivamente sono state misurate frequenza cardiaca e pressione del sangue. Risultato: solo gli uomini si sono rilassati quando è stata loro concessa la possibilità di sfogarsi. «Può darsi che le donne», spiega Linden, «traggano meno vantaggio dall’ira perché meno abituate: le convenzioni sociali insegnano loro che arrabbiarsi è “disdicevole” per una signora».

L’aggressività maschile e quella femminile

Insomma, le donne possano essere aggressive ma spesso si controllano. O comunque la trasformano in qualcosa di più accettabile: «A volte sono più disposte ad assumersi la responsabilità della propria aggressività, più abili degli uomini a esprimere un’aggressività benevola», mi ha detto Giovanni Foresti, psicanalista della Società psicanalitica italiana. Purtroppo, infatti, ancora oggi la società interpreta la rabbia femminile come isterismo o perdita di controllo: «Sarebbe il caso si recuperare le parole d’ordine “cattive” del femminismo, quelle espresse da slogan come “tremate, le streghe son tornate”», ha scritto la psicologa Irene Bernardini.

Aggredire, un modo per farsi strada

Forse è per questo che le donne passano spesso per diplomatiche. Tuttavia, a volte, quando la mediazione non basta un po’ di sano cinismo e un pizzico di aggressività potrebbero salvarle dalle frequenti aggressioni verbali. Nel suo libro Volersi bene, volersi male (Mondadori) lo psicologo Willy Pasini affermava che: «La cattiveria è una forza, una componente della combattività e della sana ambizione di cui si fanno portatori in particolare manager e sportivi». Nella nostra società però “cattiveria” è una parola tabù. «Ma pensiamo all’etimologia latina», aggiunge Bernardini: «aggredire viene da adgredior, che significa andare avanti, progredire, fare il passo che serve ad avviare il cambiamento. E a volte quando la strada è chiusa e chiedere permesso non serve, per farlo bisogna anche forzare un po’, dare qualche spintone». In questo senso anche le donne potrebbero giovare dei benefici dell’espressione di una sana collera.

Altre domande e risposte su I 500 perché. Domande e risposte per tutta la famiglia (Cairo). In libreria.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...