Perché è difficile smettere di fumare?

Perché in molti casi è un’esigenza necessaria per gestire una qualche forma di disagio psicologico ed esistenziale. In uno studio sul tema, lo psicologo Marco Freddi dell’Istituto ospedaliero Fondazione Poliambulanza di Brescia spiega che «con la sigaretta si cerca di placare l’ansia, tollerare le frustrazioni, colmare il vuoto della solitudine, superare la noia, rilassarsi, acuire l’attenzione e la concentrazione, stabilizzare l’umore, procurarsi un piacere generico». In pratica, la versione adulta del “succhiotto” in bocca del neonato: un piacere solitario che crea consolazione e calma. Molti studi illustrano come questa forma di piacere che deriva dal gusto del tabacco e dalla gestualità del fumare sia strettamente legata alla dipendenza fisica da nicotina: «I meccanismi farmacologici di questa sostanza», mi ha spiegato Biagio Tinghino, presidente della Società italiana di tabaccologia, «coinvolgono diversi aspetti del funzionamento cerebrale, per cui è poco produttivo fare una distinzione tra dipendenza fisica e psichica: parliamo infatti di diverse facce della stessa medaglia». Il tutto poi è complicato dal fatto che in ogni individuo il fumo ricopre una funzione psicologica diversa: di compensazione della frustrazione, di ricompensa, gratificazione, gestione del nervosismo, momento di relax e così via. «È la storia del ruolo che il piacere ha nella nostra vita e delle tante lacune che può colmare a determinare quale funzione ricopre il fumo».

Il “battesimo” della sigaretta

Naturalmente molto dipende anche dall’imprinting, ovvero dalla prima esperienza con la sigaretta. In genere (circa il 90 per cento dei casi) si viene iniziati al fumo durante l’adolescenza, stagione della vita in cui imparare a fumare, così come a bere, è parte di un rito di passaggio all’età adulta. Le motivazioni sono legate a questa età: bisogno di emulare i più grandi, di farsi accettare nel gruppo dei pari o di sperimentare una trasgressione. «L’età media della prima sigaretta, rilevata dalle statistiche, si aggira attorno ai 17 anni ma non sono rari i casi in cui l’esordio del fumo risale all’epoca della scuola media», scrive Freddi. Ma si tratta di una debolezza: «I ragazzi che fumano hanno statisticamente un profilo di fragilità psicologica e familiare più accentuato», aggiunge Tinghino. «Bisognerebbe ricordare che per socializzare sono più efficaci la simpatia, un carattere aperto e positivo, l’avere molti interessi, il saper parlare». Certamente però durante questa età contano anche altri fattori, nell’approccio al fumo: primi tra tutti la presenza in casa di genitori o fratelli che fumano e l’influenza di pubblicità e media.

puntoesclamativoI più forti fumatori in Europa? Non sono i turchi… Globalmente il consumo mondiale di sigarette nel Ventesimo secolo è andato aumentando. Nella Ue il 29 per cento della popolazione con più di 15 anni ha dichiarato di fumare sigarette, sigari o pipa mente un ulteriore 22 per cento è risultato composto da ex fumatori. Qualche curiosità? La più elevata percentuale di fumatori nell’Ue è in Grecia (42 per cento), la più bassa in Svezia (16 per cento).

L’articolo completo su Airone, settembre 2016. Altre domande e risposte su I 500 perché. Domande e risposte per tutta la famiglia (Cairo). In libreria.

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