Sigarette, non solo tumori…

fumo sigarettaGli italiani non riescono a dire di no alle bionde. I dati sul fumo di sigarette diffusi ogni anno dall’Istituto superiore di sanità confermano un trend ormai stabile da molto tempo: siamo a circa 10,9 milioni di fumatori (2015), il 20,8 per cento della popolazione. «Il dato è consolidato ormai da otto anni a questa parte», ha dichiarato Walter Ricciardi, commissario dell’Iss. A un mese dalla prossima giornata mondiale senza tabacco Stefano Centanni, direttore dell’Unità operativa di pneumologia dell’Azienda ospedaliera San Paolo di Milano, mi ricorda in un’intervista come non sia mai troppo presto per smettere di fumare. Perché se è vero che l’età media del fumatore italiano è di poco più di 44 anni, quella a cui si accende mediamente la prima sigaretta è ancora molto bassa: 18 anni.

Danni del fumo: la Bpco

Ma tra le patologie tabacco-correlate non c’è solo il cancro ai polmoni. In particolare lo pneumologo, che ha dedicato buona parte della propria carriera alla brocnopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), spiega come sia proprio la sigaretta la principale imputata di questa condizione talvolta ignorata dai pazienti stessi. Anche soltanto salire le scale è uno sforzo enorme, per la fetta di popolazione (che oggi si attesta attorno al 7 per cento) colpita da questa condizione la cui diagnosi precoce rappresenta un fattore chiave. «L’80 per cento dei pazienti con Bpco sono o sono stati fumatori. Purtroppo però chi fuma è abituato ad avere “fiato corto”, tosse e catarro, e così tarda a farsi visitare», spiega il medico. Anche perché sa bene che il medico gli suggerirebbe di buttar via le sigarette: una verità che generalmente non vuole sentire. «Questa è una patologia purtroppo anche mortale contro la quale la prevenzione può fare molto», dice lo pneumologo.

Opzioni terapeutiche per ciascun paziente

I sintomi della Bpco nascondono un’infiammazione cronica dei bronchi e dei bronchioli con tosse e catarro correlata a un’ostruzione delle vie respiratorie. Smettere di fumare è quindi importante, ma servono anche i farmaci: broncodilatatori assunti sotto forma di inalazioni, come il bromuro di aclidinio e il formoterolo fumarato oggi disponibili in diverse formulazioni e con device per una facile somministrazione, rappresentano insieme agli antifiammatori, steroidei e non, un’àncora di salvezza: «Si tratta di terapie croniche, quindi è necessaria l’aderenza terapeutica da parte del paziente». Solo così si possono prevenire le patologie associate, come l’enfisema polmonare.

Può colpire anche i giovani

La sensibilizzazione alla patologia è un altro punto chiave: «Un’indagine Doxa tempo fa aveva rilevato come solo 14 italiani su 100 avevano mai sentito nominare la Bpco». Accanto alle terapie che oggi danno respiro – in tutti i sensi – ai malati, il grande impegno delle istituzioni e della classe medica deve andare nella direzione della disincentivazione alla prima sigaretta. Del resto la Bpco non colpisce certo solo gli over 60: «Anche un quarantenne, fumatore da dieci anni e con sintomi di bronchite cronica e difficoltà respiratoria potrebbe esserne affetto», conclude Centanni.

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