La moda di darsi del tu

09112015«Mi porti una birra?», chiediamo alla cameriera, noncuranti se è una ventenne o una madre di famiglia di cinquant’anni. Darsi del tu è ormai un must per tutte le occasioni: il “lei” sembra roba da vecchi. «Anche se non sono state fatte ricerche specifiche sull’impatto che può avere la generalizzazione del “tu”», mi ha spiegato Nicoletta Cavazza, psicologia sociale all’Università di Modena e Reggio Emilia, «possiamo ipotizzare che se scompaiono i marcatori linguistici di autorità e formalità, il riconoscimento dei ruoli non è più dato per scontato. E forse questo è negativo in quei contesti come la scuola in cui il ruolo autorevole dell’interlocutore è funzionale ai risultati».

Diamo del tu perché copiamo i telefilm

Del resto rispetto a sessant’anni fa parliamo un italiano molto più diretto e informale, un po’ in tutti i contesti sociali. Le ragioni sono diverse: «L’influsso della lingua del doppiaggio cinematografico del cinema anglosassone, il modello del parlato radiofonico o dei talk show hanno avuto, soprattutto a partire dagli anni Settanta, un ruolo fondamentale nel promuovere il registro informale», aggiunge Marina Chini, docente di sociolinguistica all’Università di Pavia. Più recentemente la responsabilità è anche del mondo digitale: i social network, pur tradotti in italiano, hanno portato nella nostra lingua frasi sintatticamente più semplici ed espressioni più dirette e informali su imitazione dell’inglese. L’uso indiscriminato del “tu” invece del “lei” è infatti la traduzione di “you”, in inglese impiegato sia in contesti formali che informali.

Vogliamo sentirci più vicini

Secondo gli studiosi dietro a questo però si nasconderebbe anche un desiderio di confidenza che può derivare dalla necessità di appartenenza ai gruppi sociali. È il fenomeno che il linguista tedesco Edgar Radtke definisce “pretesa comunicazione della vicinanza”: oggi temiamo di non essere più giovani perché questo può farci sentirci esclusi e quindi ci sentiamo spesso dire “Dammi del tu, altrimenti mi fai sentire vecchio”. Così alla giovane commessa viene chiesto di dire “Ciao, come posso esserti utile?” a chiunque entri nel negozio, a prescindere dall’età. «In un emporio», ha scritto recentemente Umberto Eco, «mi sono visto (io allora quasi ottantenne e con barba bianca) trattato col “tu” da una sedicenne col piercing al naso (che non aveva probabilmente mai conosciuto altro pronome personale)».

Quando darsi del tu serve a manipolare

Ma l’uso di un registro informale non è solo cattiva educazione: mostra il desiderio di costruire fiducia reciproca. La socializzazione è oggi sempre più difficile e il registro informale può essere rassicurante e segno di apertura. Così si dà del tu anche a colleghi che appartengono a una posizione superiore quasi per ridurre la distanza e sentirsi allo stesso livello. Attenzione, però: c’è anche il rovescio della medaglia. In alcuni casi il “tu” e l’informalità possono essere manipolatori: alcuni danno del tu allo scopo di essere più seducenti e ottenere qualche favore, o semplicemente la simpatia.

L’articolo completo su Airone, novembre 2015

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