Come si prende una decisione

Quando la vescica è piena le nostre scelte sono più sagge. Lo ha sostenuto uno studio dell’Università Twente (Olanda) sulla relazione tra lo sforzo necessario per trattenere gli stimoli primari (fame, sete, urgenza di urinare) la capacità di scelta. Dalla ricerca è emerso che trattenere questi stimoli, e in particolare quello della pipì, rafforza l’autocontrollo. E senza autocontrollo prendiamo decisioni impulsive, convenienti solo momentaneamente ma meno sul lungo termine. In pratica, a scegliere la gallina oggi piuttosto che l’uovo domani.

Indecisione, male del presente
Eppure oggi più che mai saper prendere decisioni sagge in tempi rapidi è un must. E non solo per chi lo fa di lavoro, come dirigenti o medici. Tuttavia i molti stimoli ci mandano sempre più in crisi davanti alle troppe opzioni: vi è mai capitato ad esempio di provare fastidio per i dieci minuti passati davanti al menu del ristorante? Mauro Maldonato, psichiatra e autore con Silvia Dell’Orco di Psicologia della decisione (Bruno Mondadori), spiega come non andare in tilt: «Nel mondo contemporaneo abbiamo accumulato un’immensa quantità di informazioni utili per decidere. Eppure nella stragrande maggioranza dei casi ci orientiamo, come centinaia di migliaia di anni fa, con una logica naturale». In altre parole, scegliamo d’istinto.

Come i giocatori di baseball
Proprio come nei contesti di pericolo, quando per esigenze di sopravvivenza dobbiamo prendere decisioni rapide. Si calcola ad esempio che un battitore di baseball abbia meno di 5 millisecondi per percepire il lancio dell’avversario e decidere come battere per non essere colpito. Nessun essere umano, però, può pensare così in fretta. Fondamentale quindi che il processo decisionale faccia affidamento a tecniche più rapide: quelle emotive. Ogni battitore, infatti, decide senza pensare. Piuttosto si affida alle sue percezioni sensoriali prima ancora che la palla prenda il volo, senza rendersene nemmeno conto.

Non siamo asini
Questa dinamica riguarda, in piccolo, anche le nostre scelte quotidiane: «Senza queste sensazioni viscerali», prosegue Maldonato, «non saremmo nemmeno in grado di decidere quale marmellata acquistare al supermercato. Se valutassimo razionalmente ciò che vediamo sullo scaffale, mille pensieri contraddittori ci renderebbero difficile il compito. Le nostre emozioni, invece, ci indirizzano inconsapevolmente verso il prodotto che provoca in noi il piacere maggiore».

Un po’ di razionalità
Meglio quindi lasciar perdere le emozioni? Fino a un certo punto sì: lo psicologo Ap Dijksterhuis dell’Università di Amsterdam (Olanda) ha scoperto ad esempio che chi dedica qualche minuto in più alle decisioni più comuni alla fine si dichiara molto più soddisfatto di chi si lascia trasportare solo dalle emozioni. Tuttavia come spiega Piero Paolo Battaglini, professore ordinario di fisiologia all’Università di Trieste, «indagini condotte già negli anni Ottanta hanno dimostrato che chi è vittima di un tumore cerebrale che impedisce alla corteccia di dialogare con le strutture che elaborano le emozioni diventa incapace di prendere semplici decisioni, come scegliere cosa mangiare o con cosa vestirsi». In altre parole, il funzionamento ottimale della decisione dipende quindi da un corretto dialogo tra emotività e razionalità.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...