L’unica, sola via alla felicità

16072015«Se uno fa sempre quello che gli chiedono gli altri non vale la pena di vivere», dice la nonna della famiglia Cantone nel celebre film Mine vaganti di Ferzan Ozpetek (2010). Spesso chi non si piace cerca di compensare la propria insicurezza con una grande attenzione a come si veste, come parla, con chi passa il tempo: pensa che se si comporta come gli altri si aspettano sarà accettato e apprezzato. «Gli esseri umani cercano di ridurre il rischio che avvenga un evento temuto attivando una serie di controlli: se non voglio che la mia casa si allaghi mentre non sono in casa, controllerò di aver chiuso l’acqua prima di uscire», mi ha detto Antonella Rainone, psicoterapeuta della Scuola di psicoterapia cognitiva Spc di Roma. Peccato che il conformismo ci dia solo false sicurezze: non ci rende felici perché ci impedisce di essere noi stessi.

Ascolta te stesso
Eppure oggi sappiamo che uno dei segreti della felicità non è nel cambiamento, ma nell’accettazione di ciò che siamo. Anche con i nostri difetti. Lo dimostra uno studio condotto negli Usa dalla Duke University nel 2006 secondo il quale passiamo la vita a cercare la felicità anche se quella vera arriva solo nella terza età. Dallo studio emergeva infatti che i settantenni sono mediamente più sereni dei trentenni. Il motivo? Per gli studiosi sarebbero la capacità di apprezzare i piccoli successi della vita e la tendenza ad accettarci così come siamo, tipiche di chi nella vita ha ormai dato quello che poteva dare, a farci vivere serenamente.

In pochi si accettano veramente
Per questo da tempo giunge dagli psicologi il consiglio di cercare serenità in un approccio alla vita all’insegna dell’accettazione: a marzo dello scorso anno l’associazione britannica Action for Happiness in collaborazione con Karen Pine, psicologa della University of Hertfordshire (Regno Unito), condusse un sondaggio su 5mila volontari per individuare cosa ci rende più felici. Dieci diverse abitudini di vita furono identificate come le più strettamente legate a una vita serena. Tra queste ne spiccava una: la capacità di accettarsi, atteggiamento particolarmente presente in chi mostrava elevati indici di soddisfazione della propria vita. Dall’indagine è emerso però che l’autoaccettazione è una pratica poco diffusa: alla domanda “Quanto spesso pensi di andare bene così come sei?” solo il 5 per cento di intervistati ha risposto “sempre”.

L’irrazionalità di voler cambiare il destino
Non accettare noi stessi e ciò che non può essere cambiato provoca infatti soltanto sofferenza. Erin Olivo, psicologa alla Columbia University (Usa), lo spiega con un esempio nel suo Wise mind living (“Vivere con una mente consapevole”): «A chiunque è capitato di essere in ritardo a un appuntamento e che l’ascensore che stiamo aspettando non arriva. Siamo lì, impazienti, e ci troviamo a premere nervosamente più volte il pulsante come se così facendo potessimo farlo arrivare più in fretta». Nella sofferenza dell’attesa facciamo qualcosa (premere il pulsante) che inconsciamente pensiamo possa cambiare il nostro destino (non farci arrivare tardi), anche se sappiamo che non è così. Anzi, chiamare nervosamente l’ascensore ci rende ancora più agitati.

Imparare ad amarci
«L’amore verso noi stessi passa attraverso l’ascolto di quello che emerge da dentro di noi e dalla compassione verso noi stessi e gli altri», mi ha spiegato Loredana Vistarini, Presidente del Centro italiano studi Mindfulness. In pratica questo significa che se ho come scopo esistenziale diventare un pianista ma madre natura non mi ha equipaggiato delle doti adatte potrei provare a raggiungere il mio scopo studiando tantissimo, ma probabilmente non diventerò mai un grande pianista. Potrei però provare a fare l’insegnante di pianoforte e realizzarmi in quello. Un atteggiamento arrendevole? No, piuttosto si tratta di osservare i nostri pro e i nostri contro, senza criticarci ma facendo leva sui primi. Triste realtà? Forse per qualcuno. Eppure che ci piaccia o no giunti alla maturità tutti, ma proprio tutti, ci rendiamo conto che solo così si può essere felici.

L’articolo completo su Airone, luglio 2015

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