Ossessionati dal check-in (VIDEO)

Oggi per molti di noi è impensabile andare in un posto senza fare check-in, cioè registrarci tramite Facebook, Foursquare o altre applicazioni così da far sapere ai nostri amici dove ci troviamo. Un fenomeno narcisistico, secondo gli psicologi: «Amplifica il rischio di dipendenza: ci permette infatti di sperimentare sentimenti di onnipotenza e controllo sugli altri», mi ha spiegato Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta e responsabile dell’area dipendenze patologiche del Centro studi e ricerche New addictions di Senigallia (Ancona). Da un lato infatti possiamo seguire e controllare ogni nostro amico praticamente passo passo, ma dall’altro rendiamo pubblica la nostra vita sociale e relazionale, mostrandoci “mondani”. Questo ci dà piacere, ma paradossalmente ci allontana dalla realtà: lo mostra anche questa parodia che circola in rete e che mette in luce con ironia le conseguenze del comportamento sulla vita di coppia.

Non distinguiamo più la realtà
Pietro Trabucchi, psicologo dello sport all’Università di Verona che tempo fa illustrava in un articolo sul Corriere della Sera la sua decisione di non essere presente su nessun social network, spiega che il nostro senso della realtà si fonda in gran parte sulla cenestesi, ovvero l’insieme delle sensazioni che provengono dai sensi e dal corpo: «L’utilizzo delle nuove tecnologie», dice, «ci allontana dal reale atrofizzando i legami che più profondamente ci legano alla realtà immediata». La conseguenza? Chi aggiorna costantemente il proprio profilo Facebook con informazioni su ciò che fa e dove si trova rischia di perdere questa capacità necessaria per distinguere i luoghi reali da quelli virtuali.

Dipendenti dalla notifica
«Queste app sono persuasive e cercano di catturare la nostra ormai scarsa attenzione così da diventare un’abitudine quotidiana», aggiunge Lavenia. Lo vediamo bene quando sullo schermo dello smartphone compare l’icona di una notifica: anche se sappiamo che non è nulla di urgente non riusciamo a non andare a controllare. E questo accade tante volte al giorno, 80 secondo una recente ricerca condotta dall’Università di Bonn (Germania). Per arrivare al numero gli studiosi hanno impiegato una specifica app che ha tenuto sotto controllo i dati di utilizzo dello smartphone di 50 studenti universitari, per poi inviarli a un server che li ha analizzati con l’obiettivo di individuare segnali di comportamenti compulsivi. «Alcuni dei risultati ci hanno stupito», ha spiegato Christian Montag, uno dei ricercatori. «Per alcuni soggetti la frequenza era addirittura doppia rispetto alla media, un comportamento simile a quello che alcuni soggetti mettono in atto davanti a una slot machine».

Usiamo lo smartphone più del pc
Conclusioni confermate dal tempo medio che trascorriamo ogni giorno davanti allo smartphone: 49 minuti per gli utenti Android e un’ora e un quarto per gli utenti Apple, secondo uno studio americano dell’anno scorso. Il trend è nato ovviamente con l’avvento di internet sul telefonino: dalla stessa ricerca emerge infatti che solo una percentuale tra il 22 e il 28 per cento del tempo dedicato allo smartphone è impiegata per telefonare. Tra Facebook e messaggi se ne va tra il 32 e il 38 per cento totale mentre navigare in rete assorbe il 12 e il 16 per cento. La quota restante è dedicata a mail, giochi e ogni altre app.

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