Perché siamo imbranati?

11052015Perché inconsciamente vogliamo farci del male da soli, se non addirittura punirci. Presentarsi a un ricevimento in abito elegante e rovesciarsi addosso lo spumante, urtare lo spigolo di un mobile ogni volta che ci passiamo davanti: a tutti capita di essere maldestri, ma per alcuni la tendenza a combinare piccoli incidenti con i movimenti del corpo sembra particolarmente forte. Non è un caso che secondo il Ministero della salute ogni anno in Italia si verificano circa 2 milioni e 800mila incidenti domestici, con un’incidenza di 50 casi ogni 1000 abitanti. La tendenza a distrarsi e quindi a essere vittime di piccoli e grandi incidenti quotidiani (accident proneness, come la definiscono gli studiosi) è un fatto comprovato: dopo aver analizzato i risultati di 79 studi condotti su un totale di 150mila persone e su 250mila incidenti, la psichiatra Ellen Visser dell’Università di Groningen (Paesi Bassi) ha illustrato in un articolo uscito su Accident Analysis and Prevention come la tendenza a ripetere incidenti sia in alcuni soggetti decisamente più alta della media della popolazione. Ma non solo: secondo lo studio di Visser, la tendenza a farsi del male avrebbe una correlazione con le tendenze autodistruttive tipiche di chi intenzionalmente si fa del male, ad esempio di chi commette o tenta di commettere suicidio. L’unica differenza è chi è maldestro non è consapevole di volersi fare del male ma di fatto il suo comportamento suggerisce quello: un inconscio desiderio di provocare un danno a se stesso. Ma naturalmente c’è anche la distrazione, che oggi è un problema serio: «Viviamo in una società che ci chiede costantemente di essere sempre pronti, attivi e prestanti», mia ha spiegato Simona Lauri, psicologa clinica strategica e mental trainer a Milano. «Il tanto decantato multitasking, la capacità di fare più cose insieme, rischia di condurci a stress e stanchezza psicofisica rendendoci maldestri».

puntoesclamativoImpacciati nel cervello. Sulle quattro ruote, oltre all’imprudenza e agli eccessi di velocità, i piccoli incidenti stradali possono essere causati da una congenita scarsa abilità a guidare. Lo hanno scoperto i neuroscienziati dell’Università della California (Usa) indagando la funzione del fattore neutrofico naturale del cervello (Bdnf), sostanza prodotta dalla corteccia entorinale. La sua funzione? Aiutare la comunicazione tra i neuroni nell’esecuzione di compiti complessi. Gli studiosi hanno selezionato un gruppo di 29 patentati di cui 7 caratterizzati da una variante genetica che limita la produzione di Bdnf. Dopo aver sottoposto entrambi i gruppi a un esame di guida su un simulatore che riproduceva un tracciato automobilistico con curve e deviazioni, i ricercatori hanno notato che dopo quattro serie di 15 giri ciascuna gli automobilisti con variante genetica erano maggiormente impacciati e predisposti a commettere incidenti.

L’articolo completo su Airone, maggio 2015. Altre domande e risposte su I 500 perché. Domande e risposte per tutta la famiglia (Cairo). In libreria

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