Perché siamo gelosi?

04052015Da un punto di vista biologico la funzione della gelosia è riproduttiva: siamo gelosi per impedire che il nostro partner sessuale si accoppi con altri e produca prole con geni altrui. Eppure nonostante sia naturale la società la giudica in modo negativo: «Oggi si privilegia un’immagine di essere umano autosufficiente e indipendente dagli altri», mi spiega Grazia Attili, docente di psicologia sociale presso La Sapienza di Roma. Inoltre la gelosia è demonizzata perché causa di aggressività. Lo spiega bene Donatella Marazziti, psichiatra e autrice di E vissero per sempre gelosi & contenti (Rizzoli). Secondo l’autrice infatti i continui cambiamenti sociali hanno spinto a considerare la gelosia un segno di debolezza del carattere: «Oggi è diventata solo un problema del singolo che, in quanto geloso, potrebbe ledere un principio cardine della società occidentale: la libertà personale». Così la gelosia non è più considerata normale: «Si è radicata in tutti noi», prosegue l’autrice, «la convinzione che la gelosia sia la conseguenza di un tipo malato di amore, la spia di una personalità disturbata».

Eppure serve al benessere di coppia
Oggi però sappiamo che non è sempre così e che una dose di sana gelosia è parte integrante di ogni rapporto umano. Può infatti aiutare a migliorare i rapporti di coppia, di cui ne è componente fondamentale: «Sporadici lampi di leggera gelosia possono essere apprezzati come dimostrazione d’amore e possono rinsaldare la relazione», spiega Edoardo Giusti, fondatore e presidente di Aspic, Associazione per lo sviluppo psicologico dell’individuo e della comunità. «Una moderata gelosia consente infatti di mantenere un livello di energie utile ad accendere l’erotismo e innescare una sana aggressività al servizio della sessualità». Ovviamente a patto che questa non sia bastata su sentimenti di insicurezza: in quel caso può essere invece la porta verso una spirale fatta di dubbi e angosce da cui difficilmente si esce.

Quelli che sono gelosi retroattivamente
Un caso è la cosiddetta sindrome di Rebecca, conosciuta anche come gelosia retroattiva ovvero verso i partner precedenti di chi amiamo. Il nome viene dal romanzo di Daphne du Maurier Rebecca la prima moglie, da cui Alfred Hitchcock trasse un celebre film, che racconta la storia di una donna sposata con un vedovo ossessionato dal ricordo della defunta Rebecca di cui è ancora innamorato. Sempre più comune, è di fatto un disturbo psicologico che produce una gelosia incontrollabile. «Quando siamo innamorati desideriamo condividere tutto col partner, anche il nostro passato», spiega Donatella Marazziti. «Tuttavia quando siamo gelosi delle relazioni precedenti è sempre meglio esser cauti». Dirsi tutto a volte è controproducente: ancora poco studiata, questa sindrome può portare infatti a comportamenti ossessivi che possono degenerare in depressione e accessi d’ira. La causa? Scarsa autostima o traumi subiti nel corso della vita sentimentale e sessuale.

L’articolo completo su Airone, maggio 2015. Altre domande e risposte su I 500 perché. Domande e risposte per tutta la famiglia (Cairo). In libreria

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