Aria cattiva!

10022015Irrespirabile Nord: per più di 45 volte nel corso dei primi tre mesi del 2014 Alessandria ha superato la soglia massima consentita in quanto a polveri sottili, un dato che le attribuisce una poco invidiabile maglia nera di città più inquinata d’Italia. Ad affermarlo è il decimo rapporto Qualità dell’ambiente urbano 2014 firmato dall’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che rivela come siano quattro le aree del territorio italiano che nel corso del primo trimestre dell’anno hanno superato la soglia massima consentita in quanto a polveri sottili Pm10, pericolose secondo la legge quando registrano concentrazioni superiori a 50 microgrammi per metro cubo per più di 35 giorni l’anno. Tre di questi primi quattro posti sono settentrionali con Milano e l’area metropolitana a nord, fino a Monza e Como, che con più di 40 giorni di aria irrespirabile segue Alessandria. Quarto posto ancora piemontese con Torino (40 giorni) mentre unica città del sud a superare la soglia di attenzione è Benevento con valori simili a quelli milanesi. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità ogni anno quasi 7 milioni di persone muoiono in tutto il mondo a causa dell’aria che respirano, e parlando di freddi numeri questo implica un costo sociale di oltre 780 miliardi di euro l’anno. Non è infatti solo l’apparato respiratorio il bersaglio degli inquinanti…

OCCHI
È vero che l’inquinamento fa bruciare gli occhi?
Risponde Paolo Nucci, direttore della clinica oculistica dell’Università degli studi di Milano e presidente della Società italiana di oftalmologia pediatrica
Sì. Questo è dovuto soprattutto alle polveri sottili Pm10 e Pm7,5. Sottilissime, alterano il film lacrimale producendo congiuntiviti e in rari casi cheratiti (una malattia che colpisce la cornea). Questo riguarda soprattutto i bambini perché a un metro da terra si concentrano maggiormente le polveri inquinanti. La precauzione più indicata consiste nell’usare lacrime artificiali per lubrificare gli occhi e allontanare le polveri. Meglio invece evitare farmaci antinfiammatori, quasi sempre inutili.

PELLE
Quali malattie della pelle possono essere provocate o peggiorate dall’inquinamento?
Risponde Antonio Cristaudo, Responsabile del servizio di dermatologia allergologica professionale e ambientale dell’Istituto dermatologico San Gallicano di Roma
Le più comuni sono le dermatiti irritative e allergiche. Tuttavia le dermatiti seborroiche, l’acne, la disidrosi, la dermatite atopica e le dermatiti di natura infettiva possono comunque peggiorare a causa dall’inquinamento atmosferico, che può inoltre peggiorare i segni dell’invecchiamento cutaneo. Le persone con patologie pregresse alla pelle hanno infatti una barriera cutanea particolarmente alterata e la penetrazione di sostanze come i metalli pesanti diventa così più facile. La pulizia della cute con latti detergenti e l’uso di creme emollienti già da soli sono sufficienti a prevenire le conseguenze minori.

CUORE
Esiste un legame tra inquinamento, infarti e ipertensione?
Risponde Bruno Trimarco, docente di malattie dell’apparato cardiovascolare presso l’Università degli studi di Napoli
Sì, anche se non è diretto: sono infatti gli effetti a lungo termine dell’inquinamento a contribuire a patologie a carico dell’apparato cardiocircolatorio. Il legame è emerso già a partire dalla fine del secolo scorso quando studi dimostrarono che l’incremento degli inquinanti atmosferici contribuiva a un aumento del numero di infarti e ricoveri per scompenso cardiaco, angina pectoris e altre patologie cardiovascolari. Una ricerca sponsorizzata dall’Unione europea, pubblicata nel 2004 e condotta in 23 città europee, ha dimostrato invece un aumento diretto della mortalità generale nelle 24 ore successive ai picchi di inquinamento.

 

puntoesclamativoLe mascherine che vediamo in commercio e che qualcuno indossa in città servono davvero? «Dipende dal tipo», mi ha spiegato Giovanni Viegi, direttore dell’Istituto di biomedicina e di immunologia molecolare Alberto Monroy del Cnr. «Secondo la norma europea En149, garantiscono una maggiore protezione delle vie respiratorie quelle classificate come Ffp1, Ffp2 e Ffp3, cioè capaci di proteggere dalle particelle di più piccole dimensioni». Attenzione però: tutte si inumidiscono dopo circa otto ore d’uso e vanno quindi sostituite. Meglio preferire quindi quelle con valvole di respirazione che riducono la formazione di condensa. Per l’utilizzo nel traffico, mentre si cammina a piedi o si va in bicicletta, le più indicate sono comunque le Ffp1.

 

L’articolo completo su Ok Salute e Benessere, febbraio 2015

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