Dove avvengono più borseggi?

09122014A Milano. Il primato napoletano del borseggio è infatti da qualche anno scalzato da altre città. Accanto a Taranto, Bari, Palermo, Reggio Calabria, anche le metropoli del nord registrano un’impennata di borseggi: i dati del Ministero dell’interno relativi al 2012 mostrano infatti che la provincia più colpita dal fenomeno è quella del Capoluogo lombardo con 842 casi ogni 100mila abitanti. Certo è che, complici crisi e minori controlli, tutte le città italiane stanno vivendo un boom di borseggi lungo le strade e sui mezzi pubblici. I numeri testimoniano una crescita consistente: da 113mila casi nel 2009 a 165mila nel 2013. A rivelare questi ultimi dati, parte di una sua recente ricerca, è il sociologo Marzio Barbagli, professore emerito all’università di Bologna. «I redditi di alcuni strati della popolazione sono diminuiti e i bisogni aumentati. Per questo si registra una ripresa di borseggi, così come di furti in appartamenti, rapine in strada e in abitazione», ha spiegato lo studioso a Repubblica.

Il borseggiatore è abile e non si fa scoprire
Ma la polizia e la cronaca ci mettono in guardia: sono ragazzi spesso ben vestiti e apparentemente innocui i più bravi a mimetizzarsi tra la folla. Il borseggiatore approfitta infatti della confusione, ma anche della distrazione: «Le loro tecniche si basano sulla conoscenza della natura umana», mi ha spiegato Matteo Rampin, psichiatra, consulente del personale e coautore insieme all’illusionista Alexander di Manuale del borseggiatore. Scienza e tecnica del furto con destrezza (Aurelia). «Questi ladri infatti sanno che la concomitanza di due stimoli rende insensibili allo stimolo più debole. Così ad esempio urtano il malcapitato che, distratto, non percepisce la mano dello scippatore che gli sfila il portafogli dalla tasca».

Tanto ingegno
La capacità tecnica dei borseggiatori è così elevata che molti tendono a definire la loro occupazione come un lavoro vero e proprio. «È un mestiere che si sta perdendo», commenta in tutta serietà uno di loro, intervistato dalla trasmissione televisiva Le iene subito dopo aver tentato il colpaccio su un bus di Napoli. Quelle dei vecchi borseggiatori partenopei, che oggi subiscono la “concorrenza” dei colleghi extracomunitari, sono infatti tecniche che richiedono grande impegno: ad aprile ad esempio uno di loro era stato arrestato a Somma Vesuviana in possesso di una pinza di 30 centimetri realizzata ad hoc per derubare le vittime senza essere visto. «L’ingegno necessario è quindi tanto, per questo quando escono di casa dicono di andare a lavorare», commenta Giacomo Di Gennaro, sociologo all’Università Federico II di Napoli.

Crescono i borseggi al nord
L’impegno che mettono in questa attività e le difficili condizioni economiche del Mezzogiorno spingono molti borseggiatori ad autoassolversi: «Dal loro punto di vista il borseggio serve a riportare eguaglianza sociale: le vittime sono infatti percepite come benestanti e i loro furti come un diritto». Non a caso denigrano i borseggiatori della nuova generazione (per il 63 per cento stranieri, secondo i dati di Barbagli): senza tecnica, rischiano di fare delle male alle vittime e quindi di subire pene maggiori. C’è però da dire che esiste una sempre maggiore predisposizione da parte dei derubati. In un modo sempre più ricco di stimoli in mezzo ai quali è difficile mantenere la concentrazione, i borseggiatori hanno vita facile: «Gli esseri umani non riescono a far bene molte cose simultaneamente, specie quando sono concentrati su un dettaglio», aggiunge Rampin. Così i passeggeri con gli occhi fissi sullo schermo dello smartphone sono una vera manna per i borsaioli contemporanei.

L’articolo completo su Airone, dicembre 2014

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