Via le dita dal naso!

OLYMPUS DIGITAL CAMERAPerfino la Regina Elisabetta, quest’anno, è stata paparazzata mentre si metteva le dita nel naso durante un evento ippico (nella foto Elisabetta d’Inghilterra, acrilico su tela di Giuseppe Veneziano). Senza dimenticare gli sbadigli poco onorevoli di molti politici annoiati oppure le “grattatine” alle parti intime degli sportivi prima di una gara. Sono le piccole cattive abitudini a cui tutti ci abbandoniamo, gesti corporei che quando ci scappano in pubblico suscitano disgusto o ilarità. Eppure si tratta di azioni abbastanza istintive e certamente fisiologiche: fare peti, pulirsi le orecchie, grattarsi il sedere, togliersi residui di cibo dai denti in fondo hanno a che vedere con necessità corporee. Che tuttavia la società ci spinge a mascherare.

Gesti vietati. E disgustosi
«Da un lato lasciarci andare a questi gesti significa perdere il controllo di noi stessi, un po’ come fanno i bambini, gli anziani o gli ammalati», mi ha spiegato Roberta Milanese, psicologa al Centro di terapia strategica di Milano. «All’uomo e alla donna adulti e civilizzati invece questo è impedito». Rappresenterebbero quindi un momento di regressione, un abbruttimento. Inoltre in alcuni casi questi gesti possono rivelare emozioni che, per ragioni sociali, vogliamo nascondere: «Sbadigliare può comunicare noia, che però talvolta non vogliamo far trasparire», prosegue la psicologa. Così ci tratteniamo, per paura di rendere pubblico il nostro stato d’animo. Infine queste abitudini corporee producono negli altri un senso di schifo: «Ad esempio un rutto a tavola non è solo maleducato ma è anche associato al vomito, mentre un peto richiama la defecazione».

I buchi del corpo creano imbarazzo
Certo non in tutte le fasi della vita siamo sottoposti alle stesse norme: se le mamme spingono i bimbi a fare il ruttino, crescendo questo gesto diventa proibito in pubblico. Allo stesso modo nelle culture del passato alcuni gesti come pulirsi i denti in pubblico erano accettati, al contrario di oggi. La ragione è antropologica: l’Occidente ha assistito a una divisione sempre più netta tra dimensione pubblica e dimensione privata che ha reso sempre meno accettabile ciò che è espressione della corporeità. La civilizzazione, spiegava il sociologo tedesco Norbert Elias, implica un controllo sempre maggiore degli istinti aggressivi e sessuali: «Non è un caso», aggiunge Milanese, «che molti di questi gesti abbiano a che vedere con orifizi come la bocca, l’ano e le narici: sono questi infatti i punti di contatto tra l’interno e l’esterno del corpo, tra privato e pubblico». Parti del corpo che infatti sono connesse alla sessualità e all’aggressività: «Spalancare la bocca è cattiva educazione perché, secondo gli antropologi, ricorda il gesto intimidatorio delle belve nei confronti delle prede».

Il piacere di “scaccolarsi”
Eppure continuiamo imperterriti. Secondo una ricerca pubblicata dal Journal of clinical psychiatry, 96,5 persone su cento si dedicano alla pulizia manuale delle narici in media quattro volte al giorno. E una minoranza del 7,6 per cento supera i venti “interventi” quotidiani. Già nel 2002, inoltre, un sondaggio su 6mila persone condotto dal Museo delle scienze di Londra aveva rilevato che il 33 per cento degli intervistati si mette le dita nel naso almeno cinque volte al giorno mentre percentuali analoghe di persone hanno raccontato di ruttare o di fare peti in pubblico. La ragione? Alcuni di queste abitudini sono incredibilmente piacevoli. Mangiarsi le unghie, “scaccolarsi”, arricciarsi i capelli o grattarsi dove prude producono sensazioni tattili che «rimandano a sensazioni infantili, un po’ come il dito in bocca dei bambini», mi spiega Alberto Zatti, psicologo all’Università di Bergamo.

Siamo quasi scimmie
In fondo queste abitudini corporee sono più o meno l’equivalente del grooming, lo spulciarsi reciproco delle femmine di alcune specie di scimmie: un’attività che, come ha dimostrato uno studio della University of Roehampton di Londra, provoca una riduzione nel cervello degli animali dei livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. «Ma si tratta anche di piccoli rituali, spesso scaramantici», prosegue Zatti. A patto che siano svolti in privato: nella nostra infatti lo svolgimento delle funzioni corporali è diventato sempre più intimo fino a essere confinato in spazi appositi, come il bagno o la camera da letto. Tuttavia ci sono contesti in cui anche da noi tutto (o quasi) è tollerato: un po’ quello che raccontava un chiacchierato spot pubblicitario di qualche anno fa in cui un momento di tenerezza tra due innamorati era interrotto… dai loro peti. Come dire: le cattive abitudini ci rendono umani.

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