Tutto su vostro padre

03092014Il padre padrone di un tempo, distante dai figli e aggressivo, è in via di estinzione. Fortunatamente: secondo uno studio pubblicato lo scorso giugno avere genitori (e in particolare padri) duri e autoritari aumenta nei giovani il rischio di dipendenze da alcool, tabacco e cannabis. A spiegarlo sono i ricercatori dello European institute of studies on prevention di Palma di Maiorca in collaborazione con le università di Oviedo, Santiago di Compostela e Valencia (Spagna). Analizzando le storie di quasi 8mila adolescenti in Svezia, Regno Unito, Spagna, Portogallo, Slovenia e Repubblica Ceca gli studiosi si sono proposti di identificare il tipo di rapporto genitore-figlio che maggiormente tutela questi ultimi. I risultati mostrano che comportamenti autoritari, in particolare nei padri, sono spesso correlati allo sviluppo di dipendenze e altri disturbi psicologici un po’ in tutti i Paesi presi in considerazione. «Al contrario autostima e performance scolastiche risentono positivamente di comportamenti indulgenti da parte dei genitori», spiega Amador Calafat, autore della ricerca pubblicata su Drug and Alcohol Dependence.

Troppi “mammi”
Pur senza atteggiamenti autoritari, l’autorevolezza paterna resta importante specie in Occidente dove la figura del papà è sempre stata secondaria: «I padri uscivano, lavoravano e tornavano tardi», aggiunge lo psichiatra Ferdinando Galassi, autore di Manuale di sopravvivenza per padri imperfetti (FrancoAngeli). «Tuttavia la figura di guida tipica del padre ha sue funzioni e caratteristiche diverse dalla quella femminile, che questa non può sostituire». Se infatti la condivisione degli impegni familiari ha avuto un impatto positivo (un sondaggio condotto nel 2000 dal pedagogista Daniele Novara del Centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei confitti aveva rilevato che ormai pressoché tutti i papà sanno cambiare i pannolini), un’educazione impartita quasi solo da madri e da padri “materni” ha conseguenze sull’autonomia dei figli: lo testimonia quel 68 per cento di allievi delle scuole medie che, secondo i dati forniti dal Centro psicopedagogico, va ancora a scuola accompagnato dai genitori.

Le regole del papà
Quale allora lo specifico di un padre? Steve Biddulph, terapista con vent’anni di esperienza e autore di saggi tradotti in tutto il mondo, ha individuato le cinque regole che rendono un uomo un buon papà capace di affiancarsi alla mamma senza rubarle la scena. Ma assicurando al bambino la giusta presenza maschile.
1. Iniziate a fare il papà già durante la gravidanza. Siatene partecipi, parlate con la vostra compagna delle vostre speranze e paure e cercate di sentirvi coinvolti nella cura del neonato fin da subito. Sembra incredibile, ma solamente entrare in questo stato mentale attiva gli ormoni che contribuiscono a sviluppare il senso paterno.
2. Passate tanto tempo con il vostro bambino. Le vacanze o i fine settimana sono i momenti migliori, per un padre che lavora. Superati i primi due o tre anni di vita, parlate con la vostra compagna della possibilità di ritagliarsi dei momenti per stare sola: così la allevierete di molte incombenze e vi potrete dedicare interamente al vostro bambino.
3. Imparate a scoprire il piacere del contatto fisico. Abbracciare il piccolo, stringerlo, fargli il solletico o giocare alla lotta aiuta lui e voi stessi a scoprire il piacere della corporeità e a superare le inibizioni.
4. Trovate un’attività che vi diverta. Dedicate del tempo a fare qualcosa insieme, ad esempio scegliendovi un hobby. Evitate però che questa attività si trasformi per forza di cose in una sfida, in una competizione del bambino con se stesso, con voi o con altri bambini.
5. Dedicatevi anche voi agli aspetti meno divertenti dell’essere genitori. Andare ai colloqui con le maestre o portare il bambino dal pediatra non deve riguardare solo la mamma. Insomma, evitate di essere soltanto un divertimento o un compagno per il tempo libero: vi sarà utile a sentirvi coinvolti nelle decisioni importanti.

 

puntoesclamativo

Padre tenero, testicoli piccoli. Dopo aver sottoposto 70 padri alla risonanza magnetica mentre osservavano foto dei figli e averne averne misurato testosterone e dimensione dei testicoli, ricercatori della Emory University (Usa) sono arrivati alla conclusione che chi ha gonadi più piccole esprime maggiore attivazione dell’area tegmentale ventrale del cervello, connessa all’accudimento. Dimensione sessuali e capacità di accudimento sarebbero infatti contrapposti: per assicurare la prosecuzione della specie la natura investe sull’istinto di accudimento, creando padri con buone capacità di cura dei piccoli, o su quello di accoppiamento, spingendo i maschi a riprodursi di più. I testicoli producono testosterone e spermatozoi, dunque un loro minore sviluppo è compensato dalla capacità di accudimento.

L’articolo completo su Airone, settembre 2014

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