Pizza, pasta e mandolino?

03072014Una ragazza molto truccata e dal look appariscente? Sarà stupida. Un uomo in giacca e cravatta? Una persona seria. Possiamo fingerci aperti di vedute, ma gli stereotipi fanno sempre parte di noi e del nostro modo di osservare il mondo. In particolare quando si tratta di descrivere qualcuno di cui conosciamo solo la nazionalità.

Noi e “quegli altri”
Lo stereotipo applica a ogni categoria una caratteristica ritenuta tipica e per farlo sovrastima le somiglianze dei suoi membri e le differenze rispetto a chi non ne fa parte: così per noi è inevitabile ritenere che i tedeschi, a differenza degli italiani, siano più o meno tutti simili tra loro. La convinzione è spesso così radicata che se ci imbattiamo in un napoletano precisissimo tendiamo a ignorare l’eccezione.

Ma quanto c’è di vero negli stereotipi che gli stranieri hanno su di noi?

1. Gli italiani sono virili: vero
Non è possibile trarre conclusioni assolute, tuttavia alcuni studi mostrano che gli uomini italiani sono effettivamente “caldi” tra le lenzuola. Una ricerca condotta alcuni anni fa da OnePoll.com per conto del Telegraph su un campione di 15mila donne ci metteva sul podio dei migliori amanti al terzo posto dopo spagnoli e brasiliani. Il sondaggio era stato condotto in 20 nazioni chiedendo a donne locali di identificare i fattori che determinano la “bravura” di un uomo a letto.

2. Solo gli italiani si concedono “strappi” alle regole: falso
Siamo sempre pronti a condannare chi sbaglia, eppure ogni giorno compiamo numerose piccole azioni scorrette dalle quali ci autoassolviamo. Non abbiamo timbrato il biglietto dell’autobus? «Se i mezzi fossero puntuali lo farei», ci diciamo. Marzio Barbagli, sociologo dell’Università di Bologna, spiega: «Non è da escludere che i Paesi del nord Europa possano essere più attenti su certi comportamenti, anche se non abbiamo dati precisi in merito. Certamente però nessuno è immune da questa forma di autogiustificazione che in sociologia si definisce “neutralizzazione”».

3. Gli italiani sono inguaribili ritardatari: vero
In confronto agli altri europei, sì. Lo vediamo nelle relazioni commerciali: oggi il ritardo nei pagamenti da parte dei clienti è uno dei problemi più sentiti dalle aziende. Il motivo? Secondo gli antropologi si tratta di un’abitudine che deriva da un desiderio atavico di imporre il nostro predominio sull’altro: «Arrivando in ritardo, chi fa aspettare mette chi lo aspetta nella posizione della vittima e quindi ha un potere assoluto su chi lo attende, perché fa nascere in lui un sentimento di ansia», spiega la psicanalista Agnès Payen de la Garanderie, autrice di Rispettarsi e rispettare (Paoline).

4. Gli italiani non hanno voglia di lavorare: falso
A marzo il periodico tedesco Die Zeit ha pubblicato la classifica delle ore di impiego dei lavoratori dei Paesi membri dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) basata su dati del 2012: dai numeri emerge che l’italiano medio lavora 1752 ore l’anno contro le 1393 della Germania e le 1384 dell’Olanda. Secondo Die Zeit, questi numeri evidenziano come da noi si lavori di più anche per rafforzare retribuzioni più scarse. Nonostante questo gli italiani sono meno produttivi per colpa di governi meno affidabili e di un mercato del lavoro meno meritocratico: «Non si può pensare di compensare una bassa produttività semplicemente lavorando più ore», spiega Alberto Mingardi dell’Istituto Bruno Leoni.

L’articolo completo su Airone, luglio 2014

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