Pornografia stupefacente

Thinking and workingMarco è un ingegnere di 46 anni, sposato e padre di un figlio. I suoi problemi con internet sono iniziati alcuni anni fa. Dopo cena Marco scendeva nel seminterrato per andare avanti con il lavoro. Lì a volte gli capitava di scaricare filmati pornografici e si masturbava. «Non pensavo di tradire mia moglie e così ho proseguito per sei mesi», spiega. Poi si è avvicinato alle chat erotiche, che col tempo non gli sono più bastate. Così è passato ai siti di spettacoli erotici a pagamento: nel giro di otto mesi ha speso circa 10mila euro. Quindi ha chiesto aiuto, ed è entrato in cura presso il centro per la cura delle dipendenze dell’Istituto Nostos di Senigallia (Ancona).

Dipendenza da gioco: +700 per cento in cinque anni
A raccontarmi questa storia è Giuseppe Lavenia, responsabile dell’Area nuove dipendenze del Centro marchigiano. Di uomini in queste condizioni Lavenia ne vede moltissimi: oggi infatti non è più solo la droga la protagonista delle forme di dipendenza fisica e psichica. Quelle da sesso online e da gioco d’azzardo costituiscono oggi un’emergenza sanitaria in tutti i Paesi occidentali. Sono 300mila i pazienti trattati ogni anno nel nostro Paese, la cui età media oscilla tra i 34 e i 40 anni. Solo la dipendenza da gioco ha visto tra il 2005 e il 2010 un incremento del 691,8 per cento. Stupiscono le condizioni sociodemografiche: secondo una ricerca condotta dallo stesso Lavenia i più colpiti sono gli uomini eterosessuali, sposati e di buona collocazione socioeconomica. «In questi soggetti la dipendenza è il frutto di condizionamenti sociali», spiega lo studioso. «In pratica è una valvola di sfogo».

Buone possibilità di guarigione
Potenzialmente qualsiasi cosa che dà piacere può diventare oggetto di uso compulsivo. «Tuttavia per parlare di dipendenza», mi spiega Lavenia, «occorre che siano presenti il craving, cioè il desiderio incontrollabile, la tolleranza, ovvero l’assuefazione, e l’astinenza, ovvero la reazione da privazione». Fattori che variano in funzione del tipo di dipendenza, che ha sempre una base psicologica mentre, nel caso di eroina e nicotina, anche fisica. Quando quest’ultima non è presente, come nella dipendenza da gioco d’azzardo e da pornografia, le possibilità di riuscita superano il 50 per cento a patto che il disturbo venga trattato da personale competente.

Competenze specifiche
Le cyberdipendenze in particolare sono ancora oggi sottovalutate o non sempre trattate secondo approcci specifici: «Chi è schiavo delle relazioni sessuali online e delle chat erotiche usa terminologie che spesso gli operatori dei centri dedicati alla cura delle dipendenze nemmeno conoscono», racconta Lavenia. Molti di quelli che un tempo si chiamavano SerT (i Servizi pubblici per le tossicodipendenze), e che oggi hanno assunto la denominazione più ampia di SerD (servizi per le dipendenze), hanno esteso il raggio d’azione al gioco d’azzardo compulsivo ma poco ancora conoscono la sfaccettata realtà delle dipendenze da internet e porno online.

Dai SerD al privato
Qualcosa sta però lentamente cambiando. Almeno oggi si parla del problema: «È fondamentale, perché il paziente tipicamente lo nega. Spesso infatti in studio viene prima la moglie, preoccupata per le spese del marito in gioco d’azzardo o per la perdita di interesse sessuale di un compagno ormai assuefatto dal porno», aggiunge Lavenia. L’intervento? Parte sempre da una valutazione clinica tramite test psicodiagnostici che permettono di verificare il grado di intossicazione raggiunto e tramite un’intervista utile per accedere ai ricordi più lontani del soggetto. «Conclusa la fase diagnostica», aggiunge lo psicologo, «viene strutturato l’intervento psicoterapeutico basato su incontri individuali associati a incontri di psicoterapia familiare o di coppia».

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