Non sopporto più nessuno!

19032014Bill Foster (foto) è un uomo distrutto: ha perso il lavoro ed è stato lasciato dalla moglie. Un giorno si trova imbottigliato nel traffico. Il nervosismo cresce. In un minimarket gestito da un coreano la rabbia esplode quando il proprietario si rifiuta di cambiargli delle monete: in un attimo Bill distrugge il negozio insultando il coreano perché non parla bene la sua lingua. Le prime scene del celebre film Un giorno di ordinaria follia di Joel Schumacher con Michael Douglas sono restate nella memoria di tutti. Del resto può capitare a chiunque di innervosirsi, o addirittura di esplodere in un accesso d’ira, sottoposto a situazioni di stress per gli altri del tutto insignificanti come un bambino che non smette di piangere o un vicino di posto, in treno, che parla al telefono ad alta voce.

Ritmi costanti
Ma perché alcuni comportamenti di chi ci sta intorno ci innervosiscono più di altri? Due le spiegazioni. «Suoni come il motore di un’auto che resta acceso a lungo sotto la nostra finestra o le grida di un bambino», spiega Giampaolo Perna, psichiatra del Centro europeo per i disturbi d’ansia ed emotivi di Milano, «in quanto ritmici e insistenti hanno maggiore presa sul sistema nervoso centrale». Le cose che ci fanno irritare hanno però anche un significato simbolico. Probabilmente anche per Bill Foster è così. Non a caso infatti questo americano medio, oppresso da uno stato ingiusto, sfoga il suo primo accesso d’ira su coreano che accusa di rubargli i soldi senza nemmeno il riguardo di imparare l’inglese. «Molto spesso il motivo della rabbia è banale ed è solo il pretesto che fa esplodere mille contraddizioni e tensioni sociali», spiegano Rosario Sorrentino e Cinzia Tani in Rabbia. L’emozione che non sappiamo controllare (Mondadori).

Quando i timidi esplodono
Così, ad esempio, non è strano osservare anziani esprimere disappunto davanti all’irruenza chiassosa dei giovani: forse, oltre a una minore soglia di sopportazione tipica dell’età avanzata, si nasconde la frustrazione del tempo che passa e lascia in loro disillusioni e risentimento. «Il più delle volte dietro la rabbia c’è la sensazione di non essere sufficientemente apprezzati o rispettati, di vedere sminuite o non riconosciute le proprie capacità», spiegano Sorrentino e Tani. Un meccanismo evidente negli anziani che si percepiscono socialmente isolati, ma talvolta anche nei giovani sul posto di lavoro. In ufficio anche i soprusi, piccoli e grandi, possono alimentare il nostro nervosismo che nasce dall’impossibilità di esprimere rabbia nei confronti dei superiori.

 

puntoesclamativoQuelli che non sopportano il rumore della masticazione. La rete è piena di forum dedicati a chi non sopporta il rumore della masticazione di un’altra persone. Si chiama misofonia il disturbo (ancora inspiegabile) di chi sperimenta ansia e ira se sottoposto a rumori apparentemente innocui come questo o come il battere dei tacchi, il suono del respiro, i colpi di tosse e molti altri prodotti da chi gli sta attorno. La condizione, che insorge in genere durante l’adolescenza, non ha cura. Secondo Aage R. Moller, neuroscienziato alla University of Texas (Usa) specializzato nelle patologie dell’udito, la misofonia non ha a che vedere con l’udito in sé: si tratta infatti di un’anormale modalità di funzionamento delle strutture cerebrali che processano i suoni.

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