La tua fila, sempre la più lenta

200545821-001Fino a qualche anno fa negli uffici postali c’erano più code indipendenti ai singoli sportelli mentre oggi si fa ovunque un’unica fila: appena si libera uno sportello, il primo lo raggiunge. Anche in alcuni supermercati si sta sperimentando la fila unica. Meglio di prima? Quasi sempre sì. L’obiettivo della fila unica, a cui si è giunti grazie alla teoria delle code (la branca della matematica che si occupa di come avvengono i fenomeni di attesa in file), è evitare al cliente di cercare a lungo la fila più scorrevole ma allo stesso tempo velocizzare i pagamenti. Le file separate presentano infatti molti inconvenienti: ad esempio una lunga attesa o un contrattempo durante il pagamento potrebbero spingere un cliente a rinunciare, costringendo gli occupanti di un’altra che volessero guadagnare una posizione a correre per accaparrarsi il suo posto. Così però il vantaggio di recuperare una posizione verrebbe vanificato dal tempo perso per spostarsi da una parte all’altra del supermercato.

In autostrada
Lo stesso capita in autostrada dove è frequente, incolonnati al casello, tentare di recuperare posizioni cambiando fila. Spesso infatti abbiamo la sensazione che la corsia che scegliamo sia immancabilmente la più lenta. Quanto c’è di vero? Concretamente nulla: sarebbe statisticamente impossibile. In molti casi si tratta del fenomeno della memoria selettiva: «Le persone hanno cioè una maggiore tendenza a ricordare gli eventi sfortunati perché si fissano più a lungo nella memoria», spiega Lewis Dartnell dello University College of London, che a lungo ha studiato il fenomeno. In altre parole ci ricordiamo più facilmente delle occasioni in cui veniamo superati. Ma non solo. Statisticamente infatti sono più numerose le auto che, lungo lo stesso tratto di strada, si trovano nella corsia più lenta dal momento che, quando sono incolonnate, tendono a stare più vicine tra loro di quanto non facciano quando sono in corsa. Così su cento automobilisti in transito sarà sempre più probabile imbattersi in chi si trova nell’affollata coda dei veicoli fermi. Se a questo si aggiunge il fatto che quando siamo fermi in colonna abbiamo più tempo per osservare le altre auto tutto è ancora più chiaro.

Far la coda fa bene alla psiche
Code interminabili all’ufficio postale, in sala d’aspetto, in autostrada. C’è qualcosa di più snervante? Eppure aspettare fa bene: ci rende più sicuri di noi stessi. A ottobre Ayelet Fishbach della Booth School of Business presso la University of Chicago ha pubblicato uno studio dal quale emerge come controllare le emozioni negative legate all’attesa abbia a che fare con il modo in cui percepiamo noi stessi e gli altri. I soggetti che nel corso dello studio si erano mostrati più propensi ad aspettare erano infatti quelli più capaci di padroneggiare le proprie emozioni. Eppure il “voglio tutto subito” è un pensiero dominante, oggi: in un episodio della celebre serie tv a cartoni animati South Park uno dei protagonisti, Cartman, non riesce ad aspettare pazientemente l’uscita nei negozi di un nuovo videogioco: per questo, con l’aiuto dell’amico Butters, decide di farsi ibernare tra le nevi delle montagne per tre settimane così da evitare l’angoscia dell’attesa. È una metafora: «Siamo sempre più incapaci di sopportare l’ansia», mi fa notare lo psicoterapeuta Enrico Schwendimann. «In parte è colpa dell’educazione di genitori che tendono a gratificare troppo i bimbi con tutto ciò che chiedono senza abituarli ad aspettare».

L’articolo completo su Airone, marzo 2014

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