Beauty is a beard

02102013Gli uomini più sexy? Quelli con la barba di dieci giorni. Lo spiega uno studio pubblicato quest’anno da Barnaby J. Dixson e Robert C. Brooks della University of New South Wales (Australia) su Evolution and human behavior. Secondo la ricerca l’uomo con la barba di media lunghezza trasmette infatti il giusto grado di virilità, tranquillità e benessere spingendo le donne a preferirlo come amante, ma anche come padre dei loro figli.

I glabri? Troppo “fragili”
Per dimostrarlo i ricercatori hanno valutato i giudizi espressi da 351 donne eterosessuali davanti alle foto del volto di dieci uomini, misurando giorno per giorno come cambiava la loro attrazione verso i maschi inizialmente glabri e poi progressivamente sempre più barbuti. Il culmine dell’attrazione coincideva proprio con il decimo giorno, quando la barba non era né troppo lunga né troppo corta. I volti con barbe folte, leggere (cioè non rasate da circa cinque giorni) e quelli rasati di fresco hanno ottenuto approssimativamente gli stessi punteggi. Le ragioni del risultato? Secondo alcuni evoluzionisti la barba ingannerebbe le donne dando loro l’impressione di una mascella più grande, segno di maturità. Al contrario, il volto glabro richiamerebbe il viso dei bambini e quindi suggerirebbe maggiore fragilità.

Più della metà degli uomini la porta
Carattere sessuale secondario, la barba ha comunque un grande valore simbolico: «La sua importanza dipende dal gusto personale ma anche dalla cultura, dalla moda, dai media e dall’appartenenza a gruppo sociali o etnici», mi dice Mariella Fassino, docente di dermatologia psicosomatica all’Università di Torino. Usata anticamente per proteggere il volto e come segno d’onore, poi per lungo tempo bandita, è oggi tornata in auge: secondo i dati raccolti dal portale universitario www.onlinephdprograms.org, che ha creato un’infografica sull’argomento, il 55 per cento dei maschi al mondo oggi se la lascia crescere. Anche i commentatori del costume italiano si sono resi conto di questa nuova moda. L’editorialista de La Stampa Marco Belpoliti scrive: «Per almeno due decenni hanno dominato i visi glabri (e le teste rasate). Nel mondo gay, poi, oggi sono di moda i baffi (forse non sono mai tramontati), oltre che le barbe. Che si tratti di una moda con un suo ciclo altalenante, non c’è alcun dubbio».

Barba aggressiva
Come molte parti del corpo, la barba è sottoposta a vincoli culturali: «I peli del volto – mi ha spiegato l’antropologo e scrittore Duccio Canestrini – sono ammessi, a patto che rientrino nei canoni della moda del momento». La barba infatti porta con sé due significati: quello di selvaticità e quello di virilità. Per questo è stato necessario limitarne l’impatto potenzialmente aggressivo connesso a questi due aspetti: «Gli eserciti tradizionalmente imponevano volti glabri e ancora oggi molte aziende richiedono la rasatura giornaliera ai loro dipendenti a contatto con il pubblico», continua l’antropologo.

Mondo musulmano
Ma la barba porta con sé anche valori ideologici, se non politici: «Nel 2004 la Francia di Chirac fu a breve distanza dall’approvare una legge che stigmatizzava pesantemente la barba folta come quella islamica, interpretata come simbolo sovversivo», aggiunge Canestrini. Del resto nei Paesi anglosassoni il volto glabro è definito clean shaved, cioè rasato e pulito: quasi a evocare l’aspetto rozzo, disordinato e ribelle nei confronti dell’establishment di chi porta la barba, opposto a quello ordinato di chi è rasato. Non è un caso quindi che negli Usa la percentuale di barbuti sia solo la metà di quella mondiale e che 98 dei 100 uomini più ricchi al mondo, secondo l’ultima classifica stilata da rivista statunitense Forbes, siano rasati di fresco…

L’articolo completo su Airone, ottobre 2013

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