Lei era la moglie di…?

Ogni giorno sulle strade europee perdono la vita in incidenti 75 persone, quasi 30mila l’anno. In pratica come se ogni 365 giorni scomparisse un’intera cittadina. I dati sono impressionanti, ancor di più se si considerano aspetti collaterali come quelli legali: al dramma della morte si unisce infatti, e sempre più spesso, lo smarrimento dei parenti che lottano nel disperato tentativo di fare giustizia.

Italia: 62 decessi ogni milione di abitanti
C’è però una buona notizia, arrivata lo scorso mese dalla Commissione europea. Il numero di vittime della strada registrato in tutta l’Unione europea nel corso del 2012 è il più basso di sempre: i decessi provocati da incidenti sono scesi infatti, lo scorso anno, del 9 per cento. Il commissario europeo per i trasporti Siim Kallas ha dichiarato infatti: «Nel 2012 sono state salvate 3mila vite. Abbiamo però un obiettivo ambizioso: dimezzarle in tutta l’Ue entro il 2020». Purtroppo però l’Italia continua a rappresentare una questione spinosa per Bruxelles: se nei Paesi con il minor numero di vittime (Regno Unito, Svezia, Paesi Bassi e Danimarca) si contano circa 30 decessi per milione di abitanti, in Italia le vittime nel 2012 hanno toccato le 62 unità per milione di abitanti, dato comunque in netto calo (6 per cento) rispetto al 2000.

Le parole per dirlo
Tema di grande importanza, quindi, la prevenzione. In collaborazione con lo studio fotografico milanese Hyperactive Studio, Tbwa ha realizzato una campagna indipendente che va proprio in questa direzione. “La velocità dà forti emozioni” recita il payoff che accompagna le tre immagini scelte, tutte incentrate attorno allo stesso attimo: quello in cui alle persone care viene comunicata la tragica notizia. «Le caratteristiche della comunicazione del decesso sono così salienti che spesso i familiari vivono un’esperienza così traumatica da ricordarsi il momento anche a distanza di anni», spiega Luca Pietrantoni, docente di psicologia delle emergenze e degli eventi critici all’Università di Bologna. Un momento così coinvolgente da costituire una sfida per gli operatori di polizia e per i sanitari: lo ha sottolineato anche una ricerca condotta su 501 agenti dalla Polizia municipale di Firenze in collaborazione con l’Università di Bologna.

La morte che lascia increduli
Un terzo degli intervistati ha raccontato di essersi trovato almeno una volta nel corso della carriera nella situazione di dover notificare un decesso a parenti e amici della persona scomparsa. In molti casi il vissuto degli agenti è quello di frustrazione, legata spesso alla percezione di impreparazione sotto il profilo psicologico e umano. «Un agente – spiega Pietrantoni – ha riferito ad esempio di essere rimasto colpito dalla povertà della borsetta di una donna deceduta: nella fase di recupero degli oggetti personali infatti si personalizza la vittima». Che da uno di quei 75 casi al giorno diventa così una persona in carne e ossa, scomparsa improvvisamente all’affetto dei suoi cari. Esattamente quello che la campagna di Tbwa e Hyperactive sembra voler sottolineare: l’incredulità di chi, anche a chilometri di distanza, viene a sapere che quell’amico o quel figlio in piena salute, salutato poche ore prima, ha improvvisamente cessato di vivere. Magari solo per colpa di una stupida smania di velocità.

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