Non è vero ma ci credo

C’è la fede con i suoi dogmi. Ci sono gli oroscopi e l’astrologia (nella foto, l’orologio astronomico di Praga). E poi gli ufo, le cospirazioni internazionali, i fantasmi. Sembra che a qualcosa dobbiamo credere per forza, che si tratti di vera e propria religione o di misteri più terreni. Non è un caso che, secondo i dati della ricerca I valori degli italiani. Dall’individualismo alla riscoperta delle relazioni realizzata dalla Fondazione Censis per i 150 anni dell’Unità d’Italia (2011), l’81 per cento della popolazione si dichiari religiosa: negli anni Ottanta si professava credente solo il 45,1 per cento degli italiani. Anche in fatto di credenze popolari i dati parlano chiaro: il Rapporto 2011 su magia e occultismo, curato dal Telefono antiplagio, ha calcolato che nel 2010 il giro d’affari in Italia ha toccato quota 6 miliardi di euro. Al primo posto la Lombardia con 180mila cittadini disposti a ricorrere ai consulti di cartomanti e simili. «Niente di nuovo – commenta Enrico Comba, antropologo delle religioni all’Università di Torino –: già durante l’Impero Romano c’erano astrologi e maghi». Ma perché anche in una società tecnologica come la nostra c’è così bisogno di credere? «Dipende dalla nostra insoddisfazione verso il dominio della scienza e della tecnologia», aggiunge l’antropologo.

Si impara solo credendo
E poi secondo gli psicologi credere è utile. Anzi, necessario: «Illudersi di qualcosa che non vediamo è parte dell’esperienza umana – spiega lo psicoterapeuta romano Italo Conti – perché ci dà stabilità: vivere in un mondo prevedibile è un’esigenza fondamentale di ognuno». Anche nella vita di tutti i giorni, infatti, quando non possiamo accertarci di qualcosa ce ne autoconvinciamo. Così non potendo essere sicuri che il nostro partner non abbia cambiato idea su di noi, senza rendercene conto ci illudiamo che il suo amore sarà eterno. Anche se razionalmente sappiamo che non è così. È questo il meccanismo della fiducia, parola che non a caso condivide con “fede” la stessa etimologia. Lo stesso accade anche davanti a un giornale. Lo scorso anno la rivista Psychological Science in the Public Interest aveva pubblicato uno studio in cui Stephan Lewandowsky della University of West Australia spiegava che leggendo una notizia siamo portati a ritenerla vera anche se sappiamo che il suo contenuto è falso. Il motivo? Per capire una nuova informazione abbiamo bisogno di ritenerla vera. In altre parole, credere è inevitabile anche per conoscere e imparare.

Otto italiani su dieci leggono l’oroscopo
Quando le spiegazioni razionali mancano, è quindi inevitabile anche abbandonarci a qualcuno o qualcosa che crediamo capace di spiegare l’inspiegabile. «A volte si tratta di una ricerca modesta, che si accontenta di prodotti commerciali come gli oroscopi», aggiunge Comba. Che leggiamo, ma ci vergogniamo: già nel 1998 un’indagine Doxa aveva rilevato che il 44 per cento degli italiani dichiara di non credere nell’astrologia, anche se coloro che affermano di non leggere mai un oroscopo è solo del 24 per cento. In fondo come la religione, anche astrologia e “fedi” popolari servono a rassicurarci. «Tuttavia molte persone che credono all’astrologia si dichiarano non credenti», fa notare Comba. Il motivo? «Forse per loro le stelle sono un ripiego a una religione vera e propria».

L’articolo completo su Airone, marzo 2013

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