Psicosette, minaccia per l’io

Il 29 aprile 1998 fu consegnato alla Commissione per gli affari costituzionali della Camera un rapporto redatto dal Dipartimento di pubblica sicurezza sulle sette in Italia: fu il primo passo (e forse l’unico) con cui si faceva luce su un fenomeno poco indagato e dai contorni decisamente inquietanti. Il rapporto elencava 137 gruppi di cui 76 religiosi e 61 magici (circa 83mila membri in tutto), molti innocui mentre altri controversi. Tra questi ultimi i più preoccupanti sono le psicosette (15 per un totale di 8.500 aderenti) come Scientology, il movimento fondato negli Usa dallo scrittore fantascientifico (fallito) Ron Hubbard a cui da solo è dedicato un buon 10 per cento del report.

Distruzione della mente
La pericolosità delle psicosette? «Sono capaci di provocare una completa destrutturazione mentale negli adepti, conducendoli spesso alla follia e alla rovina economica», si legge nel rapporto. Peccato che da trent’anni in Italia non esista più il reato di plagio, cancellato dal Codice penale con una sentenza della Corte costituzionale del 1981. Così, nel nome di una pluralità secondo molti male interpretata, «oggi in Italia migliaia di persone sono private del loro diritto di essere uomini, donne e, purtroppo, bambini», come spiega il neuropsichiatra e criminologo Francesco Bruno. «Il tutto grazie a tecniche di condizionamento mentale e psicologico rubate alle stesse psichiatria e psicologia, come ad esempio l’ipnosi».

Non se ne esce
«Le persone uscite da Scientology che conosco – mi ha raccontato l’ex scientologist Giusi Roder – di fatto sono ancora dentro con la testa». Il rapporto che si viene a creare è infatti a doppio filo: «Attratti inizialmente dalla nuova proposta, gli aderenti ricevono nuovi valori», spiega Patrizia Santovecchi, presidente dell’Osservatorio nazionale sugli abusi psicologici. Valori ai quali aderiscono grazie alla forza del gruppo: «La percezione di esserne parte favorisce infatti l’autostima». Così l’adepto si sente bene, al sicuro. Tanto da arrivare non di rado a investire le forti somme richieste da molte sette, proprio come Scientology, con l’obiettivo di raggiungere un miglioramento personale. Che, però, non arriva mai.

Soldi e potere
Del resto soldi e manipolazione mentale vanno spesso insieme anche in quelle associazioni religiose che con le sette condividono molte sottili tecniche psicologiche. La Soka Gakkai (in giapponese, “società per la creazione di valori”) è ad esempio un movimento religioso di matrice buddhista oggetto di polemiche da parte dei media. Arrivato in Italia negli anni Settanta, si radicò in Toscana (a Firenze c’è il quartier generale) e a oggi conta oltre 50mila ikediani (questo il nome degli adepti). Molti dei critici sostengono che l’organizzazione non rispetti la separazione fra religione e politica: in Giappone infatti conta su un partito di riferimento, il New Komeito. Fondata su ideali elevati, i detrattori sostengono che la Soka Gakkai si sia trasformata in un sistema di potere forte di un’azione manipolatoria sulla mente dei seguaci. Tanto che sul sito web si legge: «La Soka Gakkai è un’importante base elettorale che, a livello locale e nazionale, ha sostenuto il New Komeito e i suoi principi e obiettivi politici». Commentano i giornalisti Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli, autori di Occulto Italia (Bur): «Come a dire: sì, loro votano per noi, ma badate che siamo due cose diverse».

Psicosi, nel nome di Dio
Ricorda qualcosa? Forse sì: in Occidente molto similmente è il Cristianesimo a essersi imbastardito con soldi e politica. L’Opus Dei ad esempio, movimento fondato dal sacerdote spagnolo Josemaria Escrivá de Balaguer per «diffondere il messaggio che il lavoro e le circostanze ordinarie sono occasione di incontro con Dio», ha incontrato dure disapprovazioni fondate (anche) sulle inquietanti testimonianze dei fuoriusciti. Oltre a far trasparire intrecci poco chiari tra fede e potere, l’Opera di Escrivá può essere considerata a tutti gli effetti una psicosetta: «La repressione sessuale, le mortificazioni corporali, l’affaticamento psicofisico, la disciplina, il disprezzo del singolo a favore della collettività, l’isolamento dalla famiglia di origine, le privazioni, le contraddizioni insite nella vita dei numerari costituirebbero il motivo dell’insorgenza di numerosi disturbi psichici, con la depressione che la fa da padrone, e di suicidi tra gli ex membri numerari», spiegano Roberta Sacchi e Chiara Camerani, psicologhe e criminologhe chiamate a fornire consulenza nel processo contro Danilo Speranza, il fondatore dell’associazione di stampo settaro Re Maya accusato di violenza sessuale. Non è un caso che al quarto piano di una clinica creata dall’Opus Dei a Pamplona si curino proprio i numerari affetti da disturbi mentali, peraltro in costante aumento.

Come la pillola di Matrix
Della tendenza alla manipolazione psichica da parte di associazioni cattoliche integraliste parla anche il cattolicissimo (a scanso di equivoci) Luigi Cortesi, psicoterapeuta cresciuto nel milieu culturale dell’Università Cattolica di Milano che a più riprese ha analizzato il fenomeno di Comunione e Liberazione, l’associazione fondata da don Luigi Giussani che con l’Opus Dei condivide lo stesso vistoso interesse per affari e politica oltre ad analoghi atteggiamenti integralisti. In La lobby di Dio (Chiarelettere) Cortesi, intervistato dall’autore Ferruccio Pinotti, spiega che Cl può tecnicamente essere definita una setta: «Quella di Cl, come di tanti altri gruppi religiosi, è la logica dello psicotico che cerca di negare il mondo […]. In questo vuoto si genera tuttavia una pienezza illusoria, in grado di placare e soffocare le ansie: per questo Cl è una dipendenza, il surrogato di un antidepressivo, più efficace delle droghe leggere». Come la pillolina di Matrix, sette, psicosette e associazioni di questa natura rendono sereni. Ma solo apparentemente: come una droga, creano dipendenza. E generando una visione del mondo paranoide (una sorta di paranoia positiva, diremmo) danno l’illusione di pienezza. Dietro la quale però c’è solo e soltanto profonda inettitudine e un io disgregato.

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