I want to ride my bicycle

Siamo disposti a lasciare a casa l’auto? Difficile dirlo. Se è vero infatti che secondo l’Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti gli italiani che usano la bici per recarsi al lavoro sono solo il 3,5 per cento, la scarsa diffusione di piste per le due ruote non agevola: delle ventisei città considerate dal primo censimento sulla ciclabilità condotto nel 2009 dalla Federazione italiana amici della bicicletta (Fiab) solo Modena offre infatti più di 150 chilometri di strade adatte alle due ruote.

Perché la bicicletta prenda piede servono piste, quindi. Ma non bastano quelle cittadine: occorre uscire dai confini comunali. Da questa considerazione ha preso il via ad esempio il progetto Vento promosso da Paolo Pileri, professore di tecnica e pianificazione urbanistica al Politecnico di Milano. Partendo dall’assunto che in Italia per realizzare un chilometro di autostrada si spendono circa 80 milioni di euro, Pileri ha studiato un percorso ciclopedonale che con investimenti analoghi, ripagabili con l’indotto, colleghi Torino a Venezia lungo il Po. «Il cicloturismo non è un capriccio per associazioni ma una possibilità concreta di economia intelligente, verde e impatto zero», ha spiegato il professore. Questa pista, fra le più lunghe d’Europa, in parte però già c’è: almeno per il 15 per cento del suo tracciato, circa 100 dei 679 chilometri totali, è già pedalabile.

Pileri ha previsto tre fasi di intervento: inizialmente si tratterà di recuperare i tratti esistenti al costo di un milione di euro con semplici modifiche di argini e sentieri non utilizzati; per la seconda fase servono 18 milioni di euro per mettere in sicurezza le piste ciclabili che già ci sono, mentre l’ultima parte del tracciato, lunga 145 chilometri, è la più costosa perché manca del tutto un’infrastruttura pedalabile. I costi lievitano così a 61 milioni di euro.

Il finanziamento dovrebbe partire dal basso, grazie all’attivazione di un indotto, creando così benefici locali. In pratica un concept analogo alle “autostrade ciclabili” europee: quella di 60 chilometri progettata per collegare Dortmund e Duisburg in Germania o quelle di Londra, dove l’amministrazione comunale vuole ridurre le emissioni di CO2 del 60 per cento entro il 2025 aprendo nuove autostrade ciclabili che collegheranno centro e periferia. Al momento però a casa nostra le risorse regionali mancano ancora…

L’articolo completo su Bravacasa, novembre 2012

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