Dolore in testa e nell’anima

Non tutto il male viene per nuocere. Il mal di testa, disturbo che secondo l’Atlante delle cefalee presentato lo scorso anno al Parlamento europeo è una priorità di salute pubblica (a soffrirne è il 70 per cento degli adulti tra i 18 e i 65 anni, anche se solo il 10 per cento è seguito da un medico), è un campanello d’allarme. Può infatti rivelare stati psicologici nascosti. La testa, spiegano gli psicologi di formazione psicosomatica, è per eccellenza la sede della mente e quindi dei nostri conflitti. Il principio è quello della sostituzione del sintomo psichico con un disturbo fisico. «In certi casi infatti – racconta la psicoterapeuta Giuseppina Colangeli – il ripiego nella malattia è più vantaggioso». Il motivo? «A livello psichico è sempre preferibile un dolore fisico a uno morale perché più accettato socialmente e più compreso dagli altri», aggiunge Mauro Ercolani, docente di psicologia clinica all’Università di Bologna e autore di La percezione del dolore (il Mulino). Insomma, preferiamo dire di avere il mal di testa piuttosto che affrontare, con noi stessi e gli altri, problemi più profondi.

Teorie non nuove: già negli anni Sessanta la psicanalista austriaca Melitta Sperling aveva elaborato un’ipotesi psicosomatica per descrivere la cefalea. Chi ne soffre sarebbe, secondo queste teorie, una persona perfezionista e rigida predisposta alla depressione, proveniente da famiglie in cui i sentimenti di ostilità sono puniti. Da questa inibizione nasce un contrasto inconscio che scatena la tensione, riversata sulla testa. Proprio quello che spesso accade alle persone geniali. Benché infatti il legame tra cefalea e intelligenza non sia mai stato dimostrato, è certo ad esempio che Freud sperimentasse frequenti cefalee così come Leopardi, affetto anche da sinusite cronica (spesso legata a dolori al capo). Per Fryderyk Chopin, celebre compositore polacco, la cefalea era probabilmente legata alla sua depressione (oggi entrambi i disturbi possono essere trattati con gli stessi farmaci, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina). La dolorosissima cefalea a grappolo non fermò invece la scrittrice inglese Virginia Woolf che cominciò a soffrirne a trent’anni, non appena si sposò. «Cefalea e intelligenza sono caratteristiche indipendenti tra di loro, ma certamente chi soffre di disturbi psicosomatici ha una sensibilità e un’intelligenza notevoli, caratteristiche necessarie però anche a sviluppare le capacità introspettive utili durante la psicoterapia», prosegue Colangeli.

Il meccanismo che scatena il mal di testa è abbastanza immediato, visto il legame tra dolore e umore: «Il dolore cronico è dovuto a un cattivo funzionamento del sistema inibitorio discendente, che funziona grazie agli stessi neurotrasmettitori che regolano l’umore», spiega Ercolani. Meccanismo particolarmente evidente nelle cefalee tensive, che sono il risultato di un processo di accorciamento della muscolatura posturale su cui scarichiamo il peso del nostro corpo e quindi le nostre preoccupazioni giornaliere. La cura? «La psicoterapia analitica individuale o di gruppo è certamente indicata», conclude Colangeli.

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