Bottega reloaded

Blockbuster chiude in tutto il mondo, Fnac tra meno di due anni uscirà dall’Italia, CoImport, la catena dell’oggettistica per la casa, sta dichiarando fallimento (in attesa di qualche compratore, magari estero), Carrefour ha appena abbandonato il mercato greco. Il momento è dei peggiori, per le catene della grande distribuzione. Per non parlare del dettaglio, da tempo agonizzante. Eppure ci sono gli Apple Store: loro, aprono senza sosta (nella foto, quello sulla Fifth Avenue, a New York). E non sono certo negozi qualunque: enormi spazi all’insegna del minimalismo, file di tavoli in legno disseminati dei preziosi oggetti del desiderio color bianco e acciaio. Niente parole, niente nomi, solo la mela a campeggiare all’esterno.

All’inaugurazione del negozio di Rozzano (Milano), un anno fa, c’era una ressa mai vista. E così ogni altra volta che un punto vendita della mela morsicata ha visto la luce. Il bello è che dentro questi negozi senza casse (sì, per pagare non c’è una postazione centrale: vengono usati pos wireless disseminati qua e là tra i tavoli) un numero esagerato di commessi iperconnessi e ipergentili è lì ad accogliervi.

Ecco i concept store 2.0: non più solo boutique trendy di abbigliamento da teenager stile Abercrombie & Fitch ma negozi di moda in senso lato. In cui, naturalmente, non possono mancare le usuali strategie accalappiaclienti, rivedute e corrette per il mercato digital. Lo sapevate ad esempio che i commessi della Mela sono addestrati a mantenere gli schermi dei laptop piegati a 70 gradi? Così è spontaneo per il cliente che vi si avvicina aprirli completamente. E così facendo toccarli, osservarli, amarli.

Questo è l’unico futuro possibile del commercio offline, superati questi anni di rivoluzioni e fallimenti: spazi meravigliosamente essenziali in cui si celebra la gloria di marchi che non hanno bisogno di presentazioni perché sinonimo stesso della merce su cui sono collocati. Del resto per quali altri negozi, oggi, centinaia di persone si ritroverebbero, come è successo a Rozzano, a urlare di gioia come a un concerto il giorno della loro apertura al pubblico?

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