Silenzio, si certifica

Lo scorso anno uno studio pubblicato sullo European Heart Journal mostrava una correlazione tra esposizione al rumore da traffico e infarti negli ultra 65enni: per ogni 10 decibel di esposizione, secondo la ricerca, si registra un incremento del 14 per cento del rischio di danni cardiaci. E secondo l’Organizzazione mondiale della sanità dal 1980 al 1990 siamo passati dal 15 al 26 per cento di popolazione esposta ad alti livelli di rumore. I danni sono dimostrabili: acufenia, sordità fino a più seri problemi neurologici. Disturbi che si manifestano anche negli ambienti chiusi. Eppure si parla poco di isolamento acustico degli edifici. «Attualmente – spiega Matteo Borghi dell’Associazione nazionale isolamento termico e acustico (Anit) – la norma che ne stabilisce i criteri è il Decreto del presidente del consiglio dei ministri del 5 dicembre 1997, una legge che identifica i livelli massimi di rumore ammesso all’interno di ogni unità immobiliare».

Quattro volte rumore
La legge individua quattro tipologie di inquinamento acustico: il rumore proveniente dagli appartamenti contigui, quello di facciata, cioè proveniente dall’esterno, il rumore da calpestio (i passi e gli oggetti che cadono nell’appartamento sopra al nostro) e quello prodotto dagli impianti, ovvero scarichi dell’acqua, ascensori, condizionatori. Oltre tre anni fa il Ministero dell’ambiente aveva richiesto all’Ente nazionale di unificazione (Uni) di elaborare una norma tecnica che stabilisse una classificazione acustica analoga a quella energetica in vigore, ma riferita ai singoli appartamenti e non all’edificio nel suo complesso. La norma oggi esiste (è la Uni 11367, che identifica quattro classi di isolamento, dalla I alla IV) mentre non esiste ancora una legge dello Stato che la abbia recepita. Risultato: disponiamo di un accuratissimo sistema di classificazione, adottato però solo su base volontaria dai singoli costruttori. La norma Uni prevede una classificazione degli edifici eseguita tramite collaudo: a differenza cioè di quella energetica, la certificazione acustica viene redatta solo dopo misurazioni sul posto. «Si tratta di collaudi che richiedono tempo e strumenti specifici. I costi, talvolta ingenti, vengono normalmente sostenuti dal committente o dall’impresa di costruzione», precisa Borghi.

In collaudo
Il collaudo fa uso di misuratori posti dentro e fuori le unità immobiliari così da valutare la capacità isolante delle murature perimetrali e dei divisori tra appartamenti. Per la valutazione del rumore da calpestio si impiegano invece generatori di rumore posti al piano superiore all’appartamento da monitorare. Naturalmente è possibile prevedere, prima della costruzione, quale sarà la resa acustica di un appartamento: «Esistono metodi di calcolo previsionale: inserendo in un modello matematico i dati riguardanti i materiali impiegati, gli infissi, le volumetrie e le stratificazioni delle murature è possibile ottenere una stima». Stima che non sarà mai identica all’esito del collaudo. Il motivo? A determinare le prestazioni acustiche di un immobile non sono solo i materiali adottati, ma anche il modo di posarli.

Isolanti di ogni tipo
«Ad esempio – aggiunge Borghi – una delle tecnologie più diffuse per l’isolamento dei rumori da calpestio è il massetto galleggiante che prevede l’utilizzo di materiali elastici che limitano le vibrazioni. Perché funzioni occorre che resti integro: se si rompe in fase di posa la sua funzione è vanificata». Ad ogni modo i prodotti per isolare acusticamente la casa sono sempre più noti anche al grande pubblico, oltre che ai tecnici: nell’isolamento di facciata ad esempio ci sono i serramenti a elevata tenuta all’aria, sul versante dell’isolamento da calpestio troviamo nuovi materassini ultraresistenti mentre per la realizzazione di pareti divisorie tra unità immobiliari si fa uso di strutture stratificate a secco o di pareti in laterizio rivestite in cartongesso (nella foto Isolgypsum di Isolmant, una lastra in cartongesso accoppiata con isolante). Per l’isolamento degli impianti idrici sono disponibili invece tubi insonorizzati rivestiti da speciali “calze” che attutiscono lo scorrere dell’acqua.

L’articolo completo su Bravacasa, febbraio 2012

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